ELVIRA BORRIELLO.
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LA PRIMAVERA DI UN SOGNO DISTRATTO.
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2003. Citt Editrice, REGGIO EMILIA.
ISBN 88-900916-2-2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AUTRICE.
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ELVIRA BORRIELLO nasce a Torre del Greco (NA) l'8 dicembre 1955. Vissuta fino a venti anni nel proprio paese d'origine si trasferisce a Reggiolo (RE) nel 1976. Nel 2001 si stabilisce ad Aosta dove tutt'ora svolge la sua attivit d'impiegata postale. Oltre a questo volume, "Primavera di un sogno distratto" al suo attivo conta altri romanzi pubblicati:
"L'ultima luna" pubblicato nel 1997, ristampa 1999 e 2002.
Una visione dall'interno della sensibilit femminile: un amore scottante, saffico, tra la protagonista Sonia e Angela, una giovane sposa conosciuta per caso in palestra. La scena si svolge in un anonimo paese dell'Emilia. Angela, la moglie tradita, scoprir la relazione che tutti gi conoscono
nel piccolo ambiente paesano, e il destino la pone di fronte ad una nuova e sconcertante dimensione dell'amore: quello di Sonia, che in silenzio l'ama e non osa rivelarle la sua passione.
"Paola per sempre" pubblicato nel 1997.
La scrittrice nel suo romanzo descrive, con ricchezza di particolari, in una intuizione perfetta, i sentimenti e l'attuarsi dell'amore fra persone dello stesso sesso. Dai contenuti di vita vissuta ripiega, forse volutamente, su particolari e situazioni erotiche identiche, caleidoscopiche, d'altra parte la vita  fatta di gesti, fatti, sentimenti, espressioni, infatuazioni e d'amore. Con i dialoghi l'autrice  capace di creare una continua "suspance" si tratta di perversione sessaule? Certamente no.
"Leiedio" pubblicato nel 2001.
Nello studio di Nora, scrittrice e studiosa di testi lesbici, fa improvvisamente capolino Rosalba che le chiede di scrivere la sua vicenda amorosa con una donna... e suora. Nora decide d'ascoltarla, e il racconto comincia a prendere vita, caratterizzato da un turbinio di emozioni altalenanti e di situazioni che si intersecano tra passato e presente. Le persone e i fatti diventano, mano a mano, nel dipanarsi del racconto, fisicamente vive e reali. Come reale, alla fine del raccontarsi, sar il
coinvolgimento e la solidariet fra le donne in questione. Una sorta di "liberazione" della sofferenza, e dalle costrizioni che....
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Ogni riferimento a nomi, persone e situazioni  puramente casuale. La storia  immaginaria, pertanto l'autrice a scanso di equivoci, si scusa con quanti dovessero riconoscersi direttamente o indirettamente nei personaggi della storia.
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Prefazione.
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"... era un periodo che mi esaltava il pensiero di partire."
Ed Elvira ancora riparte. Senza fronzoli. Nel suo stile, narra storie di donne che ne amano altre.
"... guard l'orologio e sorrise pensando che da l a un'ora avrebbe fatto rientro a casa la sua amata."
L'orologio del tempo  quello della narratrice, poich le storie, seguono un filo conduttore che, in apparenza,  solo quello di storie d'amore lesbiche. In realt Elvira si immerge, ripercorre la vita, i sentimenti, le sfumature e le sfaccettature delle protagoniste dei suoi racconti i quali, senza incertezze, penetrano nelle sensazioni che sovente abitano l'amore di donne che non temono di raccontarsi.
"...fu un parlare e rispondere di labbra: i baci si susseguirono, le nostre mani spinte dal desiderio di sentire, cercano, frugano, accarezzano ogni centimetro del nostro corpo. Fu come se ci conoscessimo da tempo, come se ognuna delle due sapesse gi dove sfiorare ed accarezzare." "...stasera in chat ti dir che non potremo mai incontrarci perch Celestenon ci sar mai pi, partir per sempre." Piccoli frammenti di vita: teneri ed interiori descritti con semplicit e ralismo in cui ciascuna potrebbe, forse, identificarsi. "... adesso doveva arrendersi all'evidenza ed ammettere che era di nuovo fragile."
Un'ammissione di sostanza che appare molto difficoltosa questa, ma che riassume, verosimilmente, il senso e l'essenza stessa del nostro vivere. Federica, forse, ci dar una chiave di lettura diversa...
Un particolare ringraziamento a Cinzia per essermi stata vicina durante la stesura di questo libro.
"Ho sempre sostenuto che spesso l'amore  dietro l'angolo e non ce ne accorgiamo,  l che tende la mano, che aspetta l'arcobaleno dopo ore di pioggia quando gli angeli piangono per amori finiti ed altri, sentinelle di
Cupido, sono pronti a lanciare i loro dardi d'amore. ".
Elvira Bordello.

1.  Manuela.
Era maggio del 1987.
Si era prossimi al tramonto quando intravidi un lontano bagliore.
Poco dopo un tuono irruppe con tutta la sua potenza, echeggi nel silenzio che mi circondava annunciando imminente l'arrivo di un temporale.
Le prime gocce d'acqua cadevano gi ticchettando sul vecchio giubbetto di pelle e mi sbrigai a
raccogliere la verdura che con attenzione e cura riponevo nel cesto di vimini.
Dovevo rientrare in casa prima di bagnarmi del tutto e m'affrettai. Sicuramente aveva
spaventato Manuela quel tuono, ed ora si stava chiedendo come mai ancora non rientrassi: la conoscevo
troppo bene.
Frettolosamente mi diressi verso la nostra abitazione.
Era stata una fortuna per noi trovare quella casa.
Com'eravamo entusiaste quando vedemmo affisso il cartello con la scritta 'affittasi' legato ad
una cordicina sfilacciata alla ringhiera del cancello d'ingresso.
Ci balz agli occhi con entusiasmo e si mostr come un tesoro insperato.
C'era anche un immenso prato di margherite, fragilissimi tulipani rossi, ed adiacente, persino un
orto da coltivare. S, quel posto ci piaceva e Mattia, il mio bambino, si sarebbe divertito molto con
tanto spazio verde attorno.
E' cos emozionante ricordare la prima volta che dissi a Manuela di avere un figlio.
L'entusiasmo che le lessi impresso sul volto mi riempirono di gioia. Prima di allora non aveva mai
avuto una compagna con un figlio e la entusiasmava molto l'idea di vivere con noi due condividendo le
gioie, le preoccupazioni, i timori e le soddisfazioni che la crescita di un bimbo comportano.
Mattia, in quel periodo aveva tre anni e quando la vide la prima volta, sebbene fosse piccino e
recalcitrante a stare in braccio a persone sconosciute, si lasci prendere senza piagnucolare, sorridente e
sereno.
Fu emozionante e commovente assistere a quella scena.
Manuela stringeva tra le braccia il mio piccolo che sorrideva, le toccava il naso, giocava coi
suoi lunghi capelli, le pizzicava il collo con le dita, e da allora, tutte le volte che Manuela veniva a
trovarci, Mattia le correva incontro per farsi prendere in braccio.
Era stupendo osservare Manuela cos affettuosa col bambino, cos premurosa, attenta ed
altrettanto dolce quando aspettava che Mattia s'addormentasse per rimanere sola con me, dedicarmi le
sue attenzioni, trascorrere il resto della serata a chiacchierare, a programmare le cose da fare per il
giorno dopo.
Eravamo innamorate, avevamo il mondo tra le braccia, sogni da realizzare, voglia di costruire e
di crescere insieme Mattia.
Quanto tempo  passato da allora, mi basta chiudere gli occhi per fare un viaggio a ritroso nel
tempo e rivedere Manuela e Mattia giocare in giardino, lui che la rincorre, lei che si lascia prendere, si
rotolano nell'erba, si abbracciano, si rotolano ancora: erano stupendi.
Sentivo che Manuela sarebbe divenuta la mia compagna.
Ci vedevamo nei fine settimana quando lei da Milano arrivava a Parma per andare a trovare sua
madre, e gi dai nostri primi incontri s'avvertiva che stava nascendo qualcosa di pi che una semplice
amicizia, e certo non immaginavamo cosa aveva in serbo per noi il destino, un destino dal quale non
avremmo mai potuto sfuggire soprattutto quando intuimmo che nutrivamo l'una per l'altra un
sentimento che tramutava giorno dopo giorno, e che sarebbe sfociato in un amore senza tempo, senza fine.
Quanta emozione quando finalmente liberammo i nostri cuori, quando ci scambiammo il primo bacio, e con quanta passione e tenerezza facemmo all'amore la prima volta.
Manuela era venuta a trovarmi senza avvertirmi per farmi una sorpresa.
Il bambino dormiva come un angioletto quando lei arriv.
Non avevo neanche ipotizzato potesse essere lei quando sentii suonare il campanello, pertanto
rimasi visibilmente sorpresa quando aprii la porta e la vidi. Avevo l'impressione che fosse saltata fuori
da un sogno e che si fosse improvvisamente materializzata dinanzi ai miei occhi.
L'abbracciai forte senza valutare se questo mio atteggiamento potesse infastidirla e quando mi
distaccai mi accorsi che non era affatto contrariata e bast il suo sorriso a rassicurarmi.
Entr in casa, la feci accomodare, intanto tutto mi girava vertiginosamente attorno, poco
mancava inciampassi nei giochi di Mattia sparsi ovunque per casa. I rumori della strada erano
scomparsi, nei miei occhi tracimava immensa la gioia di vederla. Non udivo niente altro che il battito
accelerato del mio cuore ed avevo il timore che l'emozione mi bloccasse le parole.
La sua fu una visita inaspettata e vederla, stringerla, anche per pochi attimi mi aveva causato
una tempesta dentro, travolgente, incontrollabile.
Superato il primo imbarazzo fu piacevole chiacchierare con lei, scambiare impressioni ed
opinioni sui pi svariati argomenti di vita quotidiana, e tra una parola e l'altra, il tempo trascorreva
spietato cos quando per lei giunse il momento di andare ebbi l'impressione che non ne avesse affatto
voglia. Lo intuivo dal suo temporeggiare, dal goffo tentativo di lei di intavolare nuovi discorsi, e
nessuna delle due s'accorgeva che la notte avanzava a passi silenziosi e rapidissimi.
Desiderosa d'averla con me osai chiederle di fermarsi a dormire, e dovette notare il mio
arrossire quando glielo proposi. Non poteva sapere che nel frattempo avevo faticato a trattenere le
parole per dirle quanto avrei voluto dormire abbracciata a lei, amarla tutta la notte.
Desideravo le sue carezze, i suoi baci, sentire le sue mani sul mio corpo, sentire le sue dita
sfiorarmi la pelle, la desideravo da impazzire.
Non immaginavo che Manuela vivesse le stesse emozioni.
Nessuna delle due osava muovere il primo passo, spingersi oltre.
Entrambe riuscivamo a controllare un desiderio che stava esplodendoci dentro, poi bast uno
sguardo per intenderci ed accantonammo paure, pregiudizi, timori, e ci ritrovammo improvvisamente
l'una nelle braccia dell'altra. Tutto quanto avevamo immaginato stava realizzandosi.
Le sue labbra sulle mie: quel bacio sembr durare un'eternit.
Niente avrebbe potuto staccarci, allontanarci, distoglierci.
Fu spontaneo e naturale permettermi di farsi toccare, di farsi sfiorare con le mie dita e cos
permisi che anche lei mi sfiorasse.
I nostri corpi stretti, sudati, si muovevano armoniosamente e quando la senti dentro di me
provai una immensa gioia, e pi lei spingeva le sue dita pi il mio corpo impazziva di piacere. Ci
toccavamo insieme provando lo stesso piacere, lo stesso desiderio, i nostri occhi si perdevano nella luce
soffusa, le nostre labbra si cercavano desiderose di dare e ricevere dieci, cento, mille baci, ed il
desiderio di godere assieme divenne sempre pi sospirato, e cos accadde ed avemmo un orgasmo
contemporaneamente e talmente intenso che ci sembr di aver toccato il cielo.
Rimanemmo cos strette, strette dinanzi alla TV che andava continuando a trasmettere
programmi che non avevamo per niente seguito.
Quella notte decret l'inizio del nostro amore.
Manuela era distante da noi e raggiungerci a met strada, o rivederci solo al fine settimana, era
diventato insopportabile.
I miei viaggi con Mattia per raggiungerla, o i suoi viaggi in auto, comportavano un dispendio
d'energia e di soldi e fu allora che optammo, di comune accordo, per il suo trasferimento a casa mia.
Qualche mese dopo venne a vivere con noi con mia grande gioia ed anche di sua madre che
poteva vederla pi spesso e non si affliggeva pi nel sapere una figlia lontana.
Continu a svolgere il suo lavoro nella succursale della ditta in cui prestava lavoro a Milano.
Avevamo gli stessi orari di lavoro, e stabilimmo dei turni per andare a prendere Mattia a scuola.
Col passare del tempo si abituarono ben presto anche le maestre nel vedere Mattia
accompagnato ora dall'una, ora dall'altra. Del resto il bambino stesso dichiarava di avere due mamme, e
per quanto fossero inizialmente imbarazzate, si abituarono ben presto a quell'insolita famiglia.
Si viveva con amore e Mattia cresceva serenamente vivendo con due mamme come lui stesso
asseriva senza problemi, senza timore.
C'era una marea di cose che dovevamo fare noi due ed un'infinit di parole che ci dicevamo ed
arricchivano il nostro amore.
Non c'era giorno in cui attraverso piccoli gesti, parole, silenzi, non alimentavamo il nostro
sentimento, ed intanto Mattia cresceva serenamente, prima da bimbo, poi come ometto, infine
giovanotto ed uomo.
Quel lontano giorno di maggio del 1987 il sole era scomparso nascosto dietro a gigantesche
nuvole grigie e pioveva a dirotto.
La voce di Manuela mi colse di sorpresa mentre acceleravo il passo.
Sofia svelta non prendere freddo, fa in fretta, rientra
Arrivo subito Manuela, tranquilla... 
Mi ero trattenuta un attimo in pi perch avevo intravisto tra l'erba bagnata un bel fiore e lo
raccolsi per lei. Sicuramente lo avrebbe sistemato nel vaso che c'era sul tavolo in cucina e ne avrebbe
avuto cura cos come aveva sempre fatto, oppure l'avrebbe fatto seccare per custodirlo gelosamente nel
suo diario.
Non aveva mai smesso di scrivere diari e mi ripeteva che un giorno li avrebbe regalati al nostro
piccolo, e per Mattia sarebbe stata la prova tangibile del nostro amore che, dopo tanti anni, era ancora
cos vivo, tenace, vero.
Era cos meravigliosamente dolce rimanere accanto a lei quando d'inverno la nebbia scendeva
investendo tutto con le sue braccia evanescenti, e sedevamo vicine dinanzi allo scoppiettare dei ceppi
del camino a rileggere qualche pagina del suo diario episodi vissuti qualche tempo prima.
Nel silenzio riecheggiavano le risate di Mattia e i miei rimbrotti per le sue marachelle, e poi
c'erano le pagine in cui lei descriveva i nostri momenti d'amore.
Intanto entravo in casa.
Eccomi sono qui.
Sofia ultimamente non sei stata bene e non devi prendere freddo, lo sai benissimo. L'orto va
curato di giorno ma non quando comincia a venir sera, e sai bene anche questo!
Annuii come una bambina, l'avvicinai e le porsi il fiore che avevo raccolto. Mi guard con
tenerezza.
Non ti smentisci mai, sempre romantica, grazie amore mio
Mi strinse forte poi sussurrandomi all'orecchio aggiunse:
Vieni, ho una sorpresa per te
Non potevo immaginare che aveva preparato una cenetta a lume di candela per noi due, anche
se tante altre volte m'aveva stupito con le sue imprevedibili sorprese.
Immediatamente ricordai che quella era davvero una sera speciale per noi due. Festeggiavamo i
nostri venticinque anni di convivenza e Mattia aveva gi compiuto ventotto anni.
Venticinque anni, gi venticinque anni.
Il tempo era trascorso cos velocemente senza accorgercene: quando ci conoscemmo Manuela
aveva 35 anni ed io cinque pi di lei.
Avrei compiuto sessantacinque anni da l a qualche giorno e quando mi crucciavo delle mie
rughe lei sorridendo ripeteva che le rughe del mio viso nascondevano sempre la giovane donna di cui
lei si era innamorata tanti anni addietro.
Ancora arrossivo quando mi faceva dei complimenti e timidamente le dicevo che anche sul suo
viso c'erano rughe che a me piaceva segnare col mio indice, e lei sorrideva abbracciandomi
teneramente.
Ma oggi  il nostro anniversario!esclamai.
Tesoro mio, venticinque anni meravigliosamente vissuti assieme, anche se...
Non aggiunse altro, notai una vena di tristezza nei suoi occhi e mi sentii triste anch'io. Sapevo
che quella malinconica luce nel suo sguardo era causata dall'assenza di Mattia.
Mio figlio era lontano, si sarebbe ricordato della sua vecchia mamma e della cara tata? Poi si
riprese ed abbozz un sorriso.
Ero certa non avrebbe per nulla al mondo voluto rovinare quei momenti colmi di dolcezza e
d'amore poi aggiunse:
Non fare quella faccia buia e non darmi della stupida, e poi ricorda che a giorni  anche il tuo
compleanno
Vero,  il mio compleanno, quanti... non lo ricordo pi
Finsi di non ricordare per distoglierla dai pensieri.
Sessantacinque anima mia. Ti prometto che daremo una festa meravigliosa, inviteremo i nostri
amici, le nostre amiche, sar un compleanno indimenticabile!
No, non sar cos...
Risposi istintivamente e lei intu cosa stavo provando.
Volevo festeggiare, ma avrei voluto Mattia con noi.
Non so cosa avrei dato per vederlo, non so quanto avrebbe dato lei per vederlo spuntare dalla
porta.
Non voglio vederti triste, vedrai che verr presto a trovarci, e poi  la nostra festa ed  giusto
regalarci momenti di serenit senza pensare a niente.
Mattia sta bene,  felice con la sua compagna, non ci ha dimenticato, dai vieni...
Mi prese per mano incitandomi a seguirla, e la seguii.
Le sue mani stringevano forte le mie ed un senso di quiete m'invest tutta.
Ci sedemmo a tavola, mi stava di fronte, mi guardava amorevolmente poi sollev il calice nel
quale poco prima aveva versato dello spumante e m'esort a fare altrettanto.
Brindiamo al sentimento che ci ha consentito di stare assieme per tanto tempo e...
E speriamo che Mattia venga a trovarci prestoaggiunsi.
Ti manca proprio tanto vero? Manca anche a me quel birbante... 
S ma non possiamo disapprovarlo se ha scelto di andare a vivere lontano da noi, prima o poi
l'avrebbe fatto, lo sappiamo, l'abbiamo sempre saputo, ma quanto mi manca...
Non aggiunsi altro.
Manuela lasci il suo posto e mi si avvicin.
Prese posto dietro le mie spalle e teneramente mi abbracci in modo tale che le sue braccia mi
circondassero il petto ed la appoggi la sua testa alla mia.
Amore mio non star male, Mattia verr a trovarci presto.
Poi sussurrandomi aggiunse:
Adesso vado in cucina e rimarrai strabiliata dalle stuzzicanti leccornie che ho preparato per
noi, e non brontolare perch stasera anche se dovessimo bere qualche bicchierino in pi non ci far
affatto maleSi avvi in cucina a passo spedito.
Ritorn poco dopo, ma prima di sedersi accese delle candele profumate e poi spense la luce.
Tutto attorno si sprigion quel lieve profumo di cera mentre una tenue fiammella ci illuminava.
Era bello il suo volto, luminoso e delicato.
La memoria gioca brutti scherzi soprattutto quando tentiamo disperatamente di non ricordare,
cos, incontenibile, ritorn in mente e ci graffi l'animo il ricordo di mio figlio quando da piccolo ci
girava attorno.
Improvvisamente il telefono squill strappandoci via dai ricordi.
Il mio pensiero corse veloce, come veloce fu quello di Manuela che si scontr col mio.
Entrambe speravamo che quel trillo ci avrebbe regalato un sorriso.
Corsi per prima ad alzare la cornetta, e dietro di me Manuela.
Dall'altro capo del telefono Mattia.
E' Mattia
Riferii alla mia compagna.
Ne ero certa...rispose felice.
... lo sentivo...concluse.
Mattia dall'altro capo del filo.
Mamma arrivo domani, ho chiamato per darvi una bella notizia...
Ero stupita e Manuela osservava le mie espressioni di meraviglia, incredula. Non so quanto
tempo rimasi a telefono con Mattia, non me ne rendevo conto: ero cos felice!
Quando misi gi la cornetta ero agitatissima ed esultai nel riportare quanto mi aveva appena
comunicato.
La sua compagna aspettava un figlio, Mattia sarebbe diventato pap, noi saremmo diventate
nonne, e sarebbero venuti a trovarci il giorno dopo.
La nostra contentezza trabocc, non riuscivamo a contenerla tutta, ci abbracciammo, ci
baciammo poi dimentiche della nostra et cominciammo a ballare saltellando come due ragazzine,
girando come due trottole.
Manuela si ferm ansimando e preg me di fare altrettanto, ma come potevo fermarmi?
Abbracciata a lei la costrinsi a girare, girare come una trottola fin quando esauste non ci lasciammo
cadere sul divano.
Sono trascorsi sette anni.
Tra qualche mese compir 72 anni.
Nicol gioca in casa con i vecchi giocattoli di suo padre.
L'anno scorso Mattia ha voluto che andassi a vivere con loro, ho accettato per non contrariarlo,
e poi ho una nipote che mi adora, credo sia stato giusto trasferirmi.
Non avrei mai voluto vendere la nostra casa, ne parlavo spesso con Manuela quando ancora era
in vita.
Se n' andata un anno fa.
Dio solo sa quanto ho maledetto quell'attimo che me l'ha portata via.
Non volevo rassegnarmi all'idea di perderla, mi ripetevo che dovevo morire io per prima, quella
sorte avrei preferito capitasse a me, sarebbe stato meglio se fossi morta io per prima.
Le dicevo sempre cos quando la vedevo stanca ed incapace ormai di muovere un dito. Perch
proprio a lei doveva capitare quel brutto male? Non sarebbe stato meglio se fosse capitato a me?
Non avrei mai voluto perderla, ma non avevo fatto i conti col destino.
Ci aveva dato tanto, troppo, ci aveva dato amore, gioia, sorrisi, la soddisfazione di crescere
assieme un bambino, di vederlo crescere sano, sereno, di vederlo poi sposato, padre, ed eravamo
diventate nonne, era giusto allora che pagassimo un prezzo salato, che lo pagassi lei... perch non io?
Ho toccato la disperazione e lo sconforto pi profondi, ho tanto pregato ma i miracoli spesso,
molto spesso, non arrivano... e Manuela  andata. Doveva andare ed  morta tra le mie braccia,
serenamente, fissandomi negli occhi, e mi ribad nell'ultimo soffio di vita quanto mi amasse.
Trascorro tanto tempo con la piccola, del resto i suoi genitori lavorano ed i nipotini si sa,
vengono accuditi dalle nonne, ma passo anche lunghi pomeriggi a rileggere i diari della mia compagna.
Vado avanti negli anni, il tempo passa ma non si assopir il suo ricordo, e non rimarr nella
polvere il suo cuore perch esso continuer a battere finch batter il mio, e quando smetter io so... lo
so... che la rincontrer e la rivedr con quel sorriso di allora a tendermi la mano come quel giorno,
quel giorno di tanti, tanti anni fa.
Ti urlavo ti amo
Ti urlavo ti amo
per la felicit che mi regalavi
la gioia che mi donavi
per i sorrisi, i sogni, le speranze.
Ti sussurravo ti amo
perch eri vita,
eri tutto il mio mondo
eri attesa
foglio da disegno
pareti di una stanza
foto
arcobaleno
orario ferroviario
chilometri
sole
pioggia
alba.
Ti sussurravo ti amo
e tu racchiudevi questa frase
tra le tue mani come una stella staccata dal cielo,
come il sorriso del mio bambino
E adesso che non ci sei pi
ancora ti sussurro ti amo
nel silenzio che regna in questo campo di fiori.
Quando l'amore va via
Quando l'amore va via
ti senti come un bambino
piangi senza motivo
senza lacrime.
Quando l'amore va via
t'accorgi di essere improvvisamente
inutile e comprendi il senso del vuoto.
Quando l'amore va via
ti senti come un vecchio
ricordi le tue albe
ed aspetti... senza sorrisi
l'ultimo tramonto.
Amore senza tempo
Amore, amore senza tempo
che non ha et
che ha l'attimo
di un dono
quando si posa
sulle tue labbra,
quando posi il capo
sul cuscino e
t'addormenti vicina a me.
Amore, amore,
amore senza et,
che non ha et
e che non basta mai tempo.
Un cielo...
e un aquilone che vola in alto... alto.
Un prato ove stendermi
con un vecchio plaid
ed occhi in su ad ammirare
le metamorfosi di nuvole bianche
coprendo con una mano i raggi del sole,
o forse permettere che mi accechino.
Un mare, e onde spumeggianti
immaginando di solcarle con una vecchia barca
per raggiungere un'isola deserta
con la sua battigia bianca
come polvere di marmo
e lasciarci le nostre orme.
Scalze correre, correre, correre
fermarci col fiatone per seguire il volo di gabbiani,
sentirci libere
far esultare l'anima
estraniarci dal corpo
volare.... volare... coi gabbiani
ma tu non ci sei,  solo un sogno
ed io non voglio ricordare
di dimenticare.

2. Federica.
Appoggiata con le spalle alla sua auto ed il cellulare stretto tra le mani non staccava gli occhi
dal cielo seguendo il bizzarro gioco di nuvole che si disperdevano, s'inseguivano, s'assottigliavano in
un gioco ripetuto di forme e colori.
Certa che il suo cellulare avrebbe squillato di l a poco aspettava la sua compagna.
Era passata da un bel po' l'ora fissata per l'incontro ma Sara ancora non si faceva viva. L'attesa
si era fatta insostenibile e la rendeva ancora pi nervosa in attesa di un suo messaggio, ma nemmeno un
sms da parte sua.
Magari l'avesse chiamata per avvertirla, ma quella chiamata non arrivava ed il ritardo
aumentava inesorabilmente.
Le nuvole si assottigliavano sempre di pi e di l ad un po' si sarebbero dissolte cos come stava
dissolvendosi la speranza di quell'incontro.
Rientr in auto, cominciava a far freddo.
Federica abbass gli occhi, non le importava pi di quanto tempo fosse trascorso con gli occhi
fissi al cielo perdendosi in mille pensieri.
D'un tratto avvert una fitta al cuore, si sent terribilmente sola ed assalita da un'angoscia senza
fine.
Aveva pensato centinaia di volte che quell'incontro avrebbe potuto dar loro la possibilit di
riconciliarsi, chiarirsi, e di poter parlare tranquille lontane da occhi indiscreti, lontane dal mondo, ma
lei ancora non arrivava e si sentiva terribilmente inerme dinanzi alla constatazione che tutto sarebbe
rimasto ancora irrisolto, tutto sarebbe rimasto come prima.
Non pot fare a meno di ricordare com'era andato il loro ultimo incontro.
S... pens
... stato un incontro davvero triste ed andando avanti cos sar veramente la fine del nostro
rapporto 
Mai e poi mai avrebbe sospettato che Sara le avrebbe comunicato che non se la sentiva pi di
continuare la loro relazione.
Colpa forse dei troppi anni di differenza tra loro.
Lo ripeteva in silenzio ricordando che prima di allora non aveva mai amato una donna pi
giovane di lei, nonostante tutto lei aveva da sempre avvertito che prima o poi sarebbe finita: ora lo
temeva pi delle altre volte.
Sara non era l.
Non l'aveva raggiunta chiss perch, e di certo avrebbe giustificato la sua assenza con chiss
quale astrusa motivazione.
L'ultima volta che si erano viste era a neanche un metro da lei a scrivere e a pensare di lei!
Correva la mente e volava laddove non esistono barriere, ne confini, trasmigrava la sua anima e
vestiva mille e mille altri cuori con la speranza di impadronirsi di quel sogno che sentiva non
appartenerle e che Sara avrebbe fatto svanire.
Le loro ombre proiettate sul muro, estranee entit che si erano incontrate beffardamente
affinch poi solo una delle due decidesse di staccarsi dall'altra.
Ricordava ancora le parole che aveva scritto e lasciato sulla scrivania perch lei le leggesse.
Sei con me, a pochi metri da me mentre leggi un libro ed il silenzio incombe su noi. Mi sento
insopportabile presenza per te che nemmeno riesci a concepire quanta fatica faccio perch tu possa
sentirmi almeno una sola parte di te.
'Ma tu chi sei' chiedevi un giorno non lontano da qui, eppure adesso sembra lontano anni luce,
adesso io ti chiedo perch hai fatto tanto affinch m'innamorassi di te e cos' successo di cos
insormontabile da non poter superare e che ti permette di tenermi lontana da te.
Il tuo rifiuto, la tua testardaggine, la tua totale indifferenza mi feriscono e non mi resta che
spaziare tra razionale e irrazionale annullandomi nell'attesa incessante che un giorno anch'io, come te,
possa dire basta per sempre!
Federica navigava lungo le anse dei suoi pensieri.
Ripassava, come leggendo un libro i tanti capitoli del suo vivere, ripercorreva le tappe della
propria vita.
Si ricord di quanto era stata fragile e quanto divenne forte, e poi ancora fino a quando decise di
disarmare il cuore dalle emozioni per non soffrire pi. Scavandosi dentro, graffiandosi il cuore,
serrando i pugni valutava la propria forza stringendo fino a sentire male al palmo delle mani, e si
rendeva conto di quanto fosse lontano quel tempo in cui si sentiva forte e sicura del suo amore.
Adesso doveva arrendersi all'evidenza ed ammettere che era di nuovo fragile. Doveva abituarsi
ad essere pi forte per evitare di soffrire ancora.
Sentiva il cuore battere forte al ricordo del primo giorno in cui si erano incontrate e si sent
squartare l'anima.
Le contraddizioni, il loro discorrere sull'amore, non amore, paure, certezze, dubbi, erano un
turbinare di parole che le ronzavano in testa come un intero sciame d'api.
Chilometri di corsa per trovarsi in orario all'appuntamento e adesso si chiedeva cos'altro
avrebbe aggiunto Sara alle parole che gi sapeva.
Intanto ancora non arrivava.
Il tempo era sempre stato il suo acerrimo nemico.
Tutte le volte che doveva incontrarla anticipava sempre e Sara arrivava sempre in ritardo.
Ricord una delle volte in cui non era stato possibile vedersi.
Avrebbe voluto essere con lei, materializzarsi dinanzi a lei, poterla toccare, avrebbe voluto dirle
dei suoi pensieri, riempirla di baci, di carezze, sentire sul suo corpo le sue mani scorrere, ripeterle 'ti
voglio bene, ti amo'.
Eppure era difficile dirle 'ti amo' quando lei tentava di frenare l'impeto delle sue parole che
come un fiume in piena l'avrebbero sommersa di troppa passione.
E ti chiedi perch lo penso e non lo dico?
Si ripeteva mentalmente immaginando di parlare con lei.
Perch potrebbe allontanarti ancor pi da me ed io non voglio, allora amore mio, permettimi di
sognarlo, a te lascio il coraggio di volar via o di rimanere ancorata al tuo porto. Ti voglio bene, ti amo e
non vorrei dirtelo ma perdonami quando dal mio cuore, prepotente, questa frase si librer dagli ormeggi
del razionale e ti raggiunger. Ti prego lascia che sia, lascia che viva, lascia che voli, che ti disseti, che
ti faccia compagnia nelle notti oscure anche quando non ci sar
Sara ancora non arrivava ed accresceva in lei il timore che probabilmente non si sarebbero
nemmeno viste.
Intanto i suoi pensieri avevano parole che andava ripetendo ad alta voce fissando il sole che
man mano scompariva dietro le colline.
Cosa faccio qui, dovrei trovare il coraggio di andare via. Sapessi quante volte mi chiedo
perch metti il mio cuore come su un'altalena e lo fai dondolare fino a fargli perdere battiti vitali...
intanto aspetto di vederti spuntare da un momento all'altro e non arrivi.
Tu l'amore mio che, sono certa, mi far ancora soffrire.
Il tempo si  ormai fermato, i minuti diventano eternit, continuo a sperare che possa squillare il
mio cellulare da un momento all'altro.
Ho la sensazione che mi dirai anche questa volta che non ci sarai, che non puoi, che magari ci
vedremo una prossima volta ma non voglio crederci, non posso. Tra meno di una settimana sar estate:
quanto mi piacerebbe poter andar via con te qualche giorno. Noi due sole e poter vivere, io, senza
timore d'essere mollata ancora. Concentrare tutto in una settimana come se dovessimo vivere e far
esplodere il nostro amore in soli pochi giorni.
Quante volte ti ho ripetuto come vivo l'amore. Sai che per me dire 'ti amo' non significa
ipotecarti,  questa la libert del mio amarti ed  giusto che io divida con te questa emozione. Credo
nell'amore, soprattutto quando scalcia, quando chiede di vivere e non mi va di affogarlo, trincerarlo,
zittirlo solo purch la tua logica ragione di merda me lo impone.
Anima mia, quando e se dovessi sentire dentro te questo sentimento, questo amore per me,
allora urlalo forte e che mi tocchi il cuore, e mi regali tutte le sue emozioni.
Tieni in piedi il mio sogno.
Parlo da sola come se davanti a me ci fossi tu, invece non ci sei, e non ancora arrivi.
Cosa vorrai dirmi? L'ultima volta che ci siamo viste  stato cos triste.
Avrei voluto trattenerti quando sei andata via sbattendo la portiera della mia auto, e quello
stridere di gomme quando sei ripartita a razzo mi ha fatto percepire quanto tu stessi male.
Adesso ancora mi cerchi, io dovrei trovare il coraggio di chiudere definitivamente, ma sai bene
che non ci riuscirei perch nella mente il tuo nome risuona forte ed  come rullo di tamburo, gelido
come ghiaccio, freddo come il mare d'inverno!
Com' difficile dimenticare quell'ultima sera, l'ultima notte.
Avrei voluto morire tra le tue braccia ma ancora una volta bloccai le parole, frenai le mani,
uccisi l'idea.
Forse vuoi lasciarmi definitivamente, ed io ti lascer andare anima mia ed avr silenzio attorno
come nel cuore, perch l'ultimo ricordo di noi liberer te dal mio amore e me dal sogno, ed il tempo
tirer per noi le nostre somme.
Poi avrai altro a cui pensare, un altro sogno distratto a cui dedicarti, che si concretizzer, forse
si annuller... forse.
Qualche volta avrai freddo e non ti stringerai a me perch non ci sar, ti girerai e rigirerai nelle
lenzuola e scalciando non mi troverai.
Passer un'altra stagione, finir anche l'inverno... ed infine vedr spuntare germogli di una
primavera senza te.
Amore mio, c' una certa differenza d'et tra noi, lo sapevamo anche prima, eppure tante volte
l'adulta eri tu ed io la ragazzina, ma quante altre ti ho coccolata, protetta, difesa, vezzeggiata, poi
inesorabilmente hai frenato il mio entusiasmo, mi hai bruciato le mie ali e mi hai impedito di volare!
Nel frattempo susseguivano i miei silenzi, le mie domande non trovavano risposta, mi
estromettevi dal tuo mondo ed io mi perdevo in mille ipotesi senza trovare soluzione alcuna
fomentando cos le mie contraddizioni e i miei timori.
Adesso mi ritrovo a fare i conti col nostro passato cercando d'arginare quanto pi possibile il
dolore e la sofferenza di questo addio.
Ero arrivata al punto di non riuscire pi a capire che l'unica cosa che mi rimaneva era un agire
meccanico, un pensare razionale: un continuo chiedermi perch, miliardi di perch.
Ho lottato come un leone in gabbia e tante volte mi sono sentita sola, ma non te ne accorgevi
perch sebbene avessi dolore riuscivo a trovare la forza di sorridere.
Sto facendo i conti con quella ragazzina che mi ha concesso d'illudermi, di sognare ad occhi
aperti un mondo che esiste solo nella fantasia.
Ho voluto vederti adulta, amandoti come un'adulta, non considerando la giovane donna che  in
te, ed oggi sento i miei anni pesarmi addosso come un macigno.
Poche volte abbiamo parlato di noi, troppe abbiamo scritto di noi, ecco perch la nostra prima
volta fu d'amore e non di parole, ma questo forse non lo ricordi pi.
Se ci fossimo incontrate in tempi diversi forse avresti avuto pi considerazione di me, eppure
non mancava una buona intesa sessuale, poi il tuo volermi allontanare a tutti i costi mi feriva, eppure io
per prima volevo scappare da te ma me lo impedivi, e adesso faccio i conti con quella felicit a
spezzoni.
Forse non faceva parte del nostro amarci al di l di tutto.
Abbiamo vissuto una sola stagione, una primavera distratta, tu giovane donna ed io quanto pi
vecchia di te? Come pesano questi venti anni di differenza e come sono stati una ragnatela per me
quando imprigionasti il mio cuore.
Io, pur consapevole dei miei anni, speravo di vivere quel sogno distratto mentre mi abbracciavi,
mi baciavi, mi desideravi.
Sei stata la primavera di un sogno distratto, conscia che quel sogno avrebbe segnato la parola
fine all'ennesimo capitolo della mia vita.
Che giorno  oggi? Un giorno senza nome, senza futuro perch del mio passato sai poco, il mio
presente lo vivi nelle lacrime che mi scendono gi per quel qualcosa di magico che credevo mio ma che
non  pi, e adesso cos' rimasto di noi?
Mi piacerebbe avere ancora il sole negli occhi come una delle prima volte che ci siamo
incontrate e vivere la stessa emozione che provai quando quella notte, ferme in auto sulla collina
toscana, assistemmo a quel magico spettacolo naturale.
La luna piena in cielo brillava come un diamante e le lucciole attorno circondavano la tua
automobile.
Quanti baci amore mio, quante belle parole, quanti desideri espressi, ed il nostro fare all'amore
cos bello, spontaneo... mi sembra ieri ma  stato tanto tempo fa.
Il quotidiano insegna non solo il coraggio di vivere ma anche il coraggio di convivere con la
morte nel cuore, perch quello che abbiamo vissuto  stato speciale, e questo ci apparterr sempre.
I sogni finiscono sempre all'alba d'ogni mattino e le illusioni, come fantasmi eterei, si
dissolvono con la luce del giorno.
Adesso ho paura, la stessa paura che vivi tu, quella di ritrovarmi ancora a ritroso nel tempo
quando non credevo d'essere capace d'innamorarmi, d'amare ancora, prima ancora che su un freddo
muretto, alle porte di una stupenda primavera non incontrai una ragazzina che parlava, ragionava da
grande ma con le sue illusioni ed il suo 'piccolo principe' in valigiaFederica sapeva che Sara non si
sarebbe presentata, era inutile continuare ad aspettarla ancora.
Era maledettamente in ritardo.
Ne dedusse che sicuramente non sarebbe mai arrivata quando i suoi pensieri furono distolti
inaspettatamente dai due bip del telefonino.
Sar un suo un smspens.
Tir fuori dalla tasca il telefonino e con una certa apprensione lesse il messaggio. Non si era
sbagliata: era un sms di Sara.
Non posso raggiungerti, aspettami a casa tua stasera, poi ti dir... ciao. Sara
Non si stup.
Accadeva quanto aveva fino ad allora ipotizzato e questo la riemp di una profonda tristezza. I
pensieri che le frullavano in testa acuivano la certezza che Sara aveva deliberatamente scelto di non
incontrarla.
Questa constatazione la scoraggiava, ne dedusse che sarebbe stato meglio lasciarla andar via
definitivamente. Era giusto che Sara uscisse dalla sua vita, che incontrasse una ragazza giovane quanto
lei.
Federica razionalmente la comprendeva ma il suo amore rifiutava questa cruda verit e faticava
a rassegnarsi all'idea che non ci sarebbe stata pi, che non avrebbe mai pi fatto parte della sua vita.
Si sentiva forte e coraggiosa ma sapeva che avrebbe fatto fatica a sopportare la sua mancanza,
ma doveva rassegnarsi, e questo divenne il pensiero principale.
Apr il cruscotto dell'auto, sparse il contenuto sul sedile e dalla sua agenda di lavoro strapp un
foglio bianco e con malinconia scrisse:
Oh s anima mia, hai ragione, deve finire, e maledizione sto male per quel 'noi' che stiamo
distruggendo! Ma adesso....
Non riusc ad ultimare la sua lettera.
Non rispose al suo sms.
Non cercava soluzioni facili, n esasperate.
Sarebbe rientrata a casa, sarebbe rimasta ad aspettare pazientemente il suo arrivo ed avrebbe a
malincuore acconsentito a chiudere per sempre la loro storia che per quanto bella e dolcissima fosse
stata, era stata anche causa di dolore, poi ci sarebbe stato tempo per dimenticare.
Avvi la sua auto e si diresse verso casa.
Percorse chilometri di lacrime e quando fu prossima a casa non s'avvide del semaforo rosso.
Attravers l'incrocio velocemente.
L'auto che sfrecciava dalla parte opposta non riusc ad evitare l'impatto.
Ci fu un tremendo stridere di freni, un urto pazzesco, e subito dopo urla dei presenti.
Federica, stretta nella morsa di lamiere contorte avvert un dolore lacerante, ma un attimo prima
di perdere i sensi rivide il suo volto, ricord il suo nome, la chiam... poi silenzio.
Quanto tempo era trascorso dall'impatto, alla corsa in ospedale, e quanto tempo ancora prima di
aprire gli occhi.
Sent voci soffuse, vide un soffitto bianco.
Il sole che filtrava attraverso vetri opachi.
Il sole, quella luce... e Sara dinanzi che le sorrideva.
Sembravano un tutt'uno col tempo, angeli senza ali.
I loro occhi si fissavano intensamente.
Sara stringeva forte le mani nelle sue e bast ascoltarla per ridarle vita.
Non devi morire, non potrei mai vivere senza di te, te l'avrei detto quella sera ma un impegno
mi aveva impedito di recarmi al nostro appuntamento.
Ma ti avevo inviato un sms per avvertirti, ricordi amore mio?
Non ero neanche a casa, posso immaginare quanto tempo sei rimasta sotto casa mia, ti avrei
raccontato tutto al mio rientro. Non ti lascer, non permetter a te di farlo.
Guarisci amore, hai ancora tante cose da dirmi, da insegnarmi.
Siamo libere io e te, lo saremo sempre perch  libero e sincero il nostro amarci, il nostro
sentire, il nostro desiderarci. E' vero ci rincorriamo, voglio allontanarti, vuoi allontanarmi, ma poi come
va sempre a finire?
Ci cerchiamo e ci annulliamo nel vano desiderio di avere un futuro, per tentare di riassaporare e
riscoprire la tua dolcezza, quella che ho conosciuto in tante notti che sapevano di addii, e di magia.
Di addii ne hai parlato tu, ne ho parlato io, ma non condizioniamo il corso della nostra vita, se
una delle mie tappe sei tu io ci sono, perch il sentimento che nutro per te e che sta smisuratamente
crescendo e adesso lo sto toccando come tocco ed accarezzo te, esiste ed  per questo nostro amore che
tu devi essere forte adesso. Io non voglio lasciarti piFederica rispose con flebile voce ma con gioia.
Quello che  nato non muore, come potrei fare a meno della mia piccola?
Ti amo, adesso posso dirlo finalmente, e per quanto malconcia possa essere non vedo l'ora di
farmi abbracciare, di farmi amare come sai fare tu, come in quelle notti quando tra le tue braccia il mio
cuore, la mia anima ha urlato forte la gioia di sentirsi tua Il suo sorriso illumin i suoi occhi, Sara era
l con lei.
Tutto il resto non contava pi.
Questa notte
Questa notte solitudine e tristezza
le mie lacrime luccicano come stelle
che brillano lass nell'infinito senza nome
nell'immenso muto, assente e pur presente.
Il pensiero si ferma sulla soglia del passato
l dove traditore ci attendeva l'oscuro futuro:
il presente di oggi.
Quella notte luccicavano le stelle
qualcuna si specchiava su una spumeggiante onda
che lambiva lo scoglio della mia ragione,
della mia fredda razionalit
io... Che credevo di non essere pi capace d'amare
e tu al mio fianco, seduta su un muretto.
Sogni ed illusioni in comunione
parole d'incontro, frasi d'approccio
poi i nostri nomi:
il tuo, per distrazione detto sbagliato
il mio, che avevi imparato subito.
Poi sorrisi, incontro d'idee e di desideri
pulsazioni ignote di un futuro, strano futuro
che avrebbe osannato e lapidato due cuori:
l'uno che non sapeva amare
e l'altro che non voleva amare.
Quel passato propiziava l'incontro di due anime:
una fuggente, l'altra prigioniera.
Poi parole, sguardi semplici e sinceri
gli stessi che si sarebbero rincorsi
per poi sfuggirsi nel presente
in quest'oggi, in questa notte
come ricordo sbiadito
come una vecchia foto
ingiallita dal tempo.
Non esistono pi nomi,
il tuo, il mio.
Due sogni: il tuo, il mio.
Uno rifiutato, l'altro distratto.
Allora cominciava
la primavera di un sogno distratto
come illusione fugace
e desiderio di fermarsi
per poi fuggire ancora
oltre quel muretto, al di l delle stelle.
Quella notte, noi due fantasmi in un'atmosfera di magia e poesia che gi sapeva di future
lacrime di laconico addio. Questa notte, solitudine e tristezza, lacrime che luccicano come stelle e tu
che non ci sei pi.
Differenza d'et
Una, giovane, molto giovane
ma non dimostrava la sua et.
L'altra, non pi giovane
neanche lei dimostrava la sua et,
e quando scopr l'et dell'altra scapp.
Troppi, troppi anni di differenza!
Fugg da lei
e da quello che ancora non immaginava
stesse gi accadendo
e la notte col suo soffio primaverile
accompagn la sua fuga.
L'altra la rincorse fino all'alba
e dall'alba al tramonto, per giorni interi.
Lei non voleva illudersi
non era giovane,
ma il suo spirito fanciullesco
la condusse su un pianeta,
e l'altra, che era giovane
la raggiunse cavalcando una stella.
Tra loro vent'anni di differenza.
Troppi... forse... ma erano
entrambe madre, figlia, amica
amante, energia, vita, amore.
E l'amore annull i timori.
Trascorsero anni ed il tempo port via
la pi giovane... era giunta la sua ora.
Se ne and senza fare rumore
Tra le braccia della sua adorata,
che per lei pianse pianse amare lacrime
che divennero rugiada
fino alla fine del suo tempo.
Amore mio
Tante volte amore mio
tante volte sto bene con te
tante volte mi mancherai.
Amore scritto sulla tua pelle quando facciamo all'amore.
Amore scritto sulle dita quando mi accarezzi, mi sfiori.
Amore scritto negli occhi quando mi guardi,
mi osservi, mi segui.
Amore che si arrotola tra le lenzuola quando facciamo l'amore.
Amore quando guidi per raggiungermi
quando ti fermi al semaforo rosso,
accendi una sigaretta e mi pensi.
Amore nelle tasche dei tuoi jeans,
nel tuo pacchetto di sigarette
nella foto che custodisci nel portafoglio
nel taschino della giacca quando fa freddo,
nelle tasche della tuta quando giri in casa.
Amore, amore mio nei domani
che non sarai con me perch lontana
amore mio quando ti cerco nel presente
e ti rivedo nel ricordo.
Ti amo.
Ti amo nell'assenza continua presenza
nei sorrisi, nelle lacrime.
Ti amo in attesa del tuo ritorno.
Amori che nascono
Amori che nascono
in grembi di destini
distratti, burloni, irrazionali.
E crescono...
respirando stagioni del cuore
che sia un giorno, un mese, una vita,
amori che non si dimenticano.
Amori che finiscono
dopo una stretta di mano
un addio ai bordi di binari
in lacrime che solcano i visi
che straripano dall'anima
e che lasciano dentro
indimenticabili ricordi.
Scrivo di lei
Andavo fuggiasca lontana dall'Essere.
Sostai alle soglie dell'orizzonte.
Asvettai il calare del giorno
dietro le colline del Vuoto.
La notte serv da coperta
e le stelle da abat-jour.
Il mio cuore in tempesta si plac,
ed il suo battito divenne Maestrale.
Un'ombra si stacc dalle pareti del tempo
e mi sfior.
Gli occhi socchiusi si aprirono
e dinanzi una figura apparse.
Il suo volto, i suoi occhi, la sua voce,
il suo dire Primavera mi ammant una notte intera.
E l'alba come magico fiore s'apr al nuovo giorno
e mi regal Illusione, nata da Emozione.
Lei non c'era pi.
Tempo, quanto tempo trascorsi
nell'estenuante ricerca di quel sorriso.
La rincorsi in ogni luogo, in ogni dove
poi esausta mi fermai in un luogo baciato da Sole
e l, a piedi scalza, la trovai ad aspettarmi.
Mi venne incontro
correndo lungo le rive della Vita.
E non fui pi sola.
Scrivo di lei, di Sogno rinata Realt.

3. Celeste.
Sei sorpresa.
Non t' aspettavi di ricevere questa mail lo so, ma ho tanto da dirti e forse dovr inviarti tutto in
allegato cos potrai leggere tutto tranquillamente, evitando di leggere diverse mail.
Certo non pensavi che avrei potuto rubarti il cuore, non credevi neanche potessi essere in grado
di farti innamorare di me.
No, non pensare che sto scrivendo eresie,  solo questione di qualche minuto poi ti renderai
conto che non stai leggendo idiozie.
E' vero, sono riuscita a rubarti il cuore, sono riuscita a farti innamorare di me e leggendo
scoprirai come e perch.
Per te era solo un'avventura, solo sesso senza implicazione sentimentale, eri stata tu a cercarmi,
a corteggiarmi, ed eri riuscita a causarmi emozioni che da tempo non vivevo pi. Inizialmente il nostro
cartaceo era impregnato di belle parole, dolcissime sensazioni vibravano sulle righe delle nostre mail,
le tue risposte alle mie domande erano sincere ed anche commoventi, poi ci fu solo tanta amarezza ed
un sogno svanito.
Prima ancora che ci conoscessimo riuscivo ad immaginarti e m'innamorai di te cos come della
tua anima, della tua dolcezza, della tua timidezza, e da quel momento cominciai ad accarezzare i tuoi
sogni.
Decidemmo d'incontrarci, ed avvenne in un giorno di primavera.
Per tutto il viaggio non avevo fatto che immaginare come sarebbe stato il nostro incontro, non ti
avevo mai vista ma tu conoscevi me da una foto che ti avevo precedentemente inviata, e giocavi a carte
scoperte sapendo bene della tua avvenenza, della tua bellezza, intuendo che mi saresti piaciuta anche
fisicamente.
Non conoscevo il tuo volto ma ricordavo bene il tono della tua voce che mi aveva affascinata
dalla prima telefonata, quel tono di voce che mi lasciava immaginare una sensuale e bella donna, e non
vedevo l'ora di stringerti la mano, conoscerti.
Mai viste, eppure appena scesa dal treno ti riconobbi subito.
Mi venisti incontro, mi abbracciasti e bast poco perch liberassimo le nostre inibizioni, e come
se ci conoscessimo da sempre ci perdemmo nella profondit dei nostri occhi e ci sentimmo vicine.
Rimasi sbalordita da quanto fossi bella, maledettamente bella.
Durante il viaggio in auto non smettemmo di parlare, di raccontarci e quando arrivammo a casa
tua ero cos emozionata e felice che mi sembr d'esserci stata da sempre.
Facesti di tutto perch mi sentissi a mio agio, poi ci fu un susseguirsi di emozioni e desiderio di
bloccare il corso delle ore, fermare il tempo perch trascorreva tremendamente in fretta ed avevamo
ancora tanta voglia di parlare, di conoscerci, e superammo le barriere temporali ritrovandoci senza
tempo, dando spazio solo al nostro bisogno di stare vicine e quando sopraggiunse la notte ci sorprese
l'una nelle braccia dell'altra.
Facemmo l'amore, e non fu solo una notte di sesso come credevi, ma anche una dolce notte di
poesia, tenere parole sussurrate e intensi sguardi d'amore.
Ti sembravo forte quando dicevo che mai ti avrei tenuta legata a me, ti sentivi forte di questa
mia convinzione rivelandomi che sarei stata la tua regina se solo fossi stata in grado di reggere il tuo
gioco, quello di fare all'amore senza amore.
Mai innamorarsimi ripetevi.
Lo sapevo, me lo scrivevi nelle mail che m'inviai, ero preparata, ma dopo quella notte trascorsa
con te, cos ricca di emozioni, avvertii che qualcosa di te cominciava ad appartenermi.
Eri sincera quando parlavi di te, le tue parole colmavano i miei silenzi e non intuivi quante volte
avrei voluto confessarti che mi ero innamorata prima ancora che c'incontrassimo, quando di te
immaginavo un volto, un corpo da stringere, un cuore d'ascoltare.
I mesi si susseguivano, i giorni del calendario volano via e noi due cominciammo a frequentarci
con assiduit.
Tutti i fine settimana i nostri viaggi ci avvicinavano, ci allontanavano, ma le ore al telefono e le
mail che c'inviavamo, rafforzavano un sentimento che per me contava molto pi di quanto potesse
contare per te.
Continuavo a ricoprire il ruolo dell'amante, sesso senza amore, fin quando non capit il
momento che mai avrei voluto arrivasse.
Eravamo vicine, abbracciate, quando senza aver alcuna delicatezza mi confessasti che avevi
conosciuto un'altra donna e che desideravi frequentarla, conoscerla meglio.
Intuii subito che per te era finita.
Finiva la mia stagione d'amore, la primavera di un sogno distratto: l'estate bussava alle porte ed
una nuova storia bussava al tuo cuore.
Quella confessione mi colse impreparata.
Provai una fitta dolorosa allo stomaco perch nonostante sapessi che c'era un accordo tra noi, la
speranza che tu un giorno potessi innamorarti di me non mi abbandonava, e soffrendo terribilmente
decisi di uscire dalla tua vita.
Ricordi? Andai via con lo sconforto di non essere stata in grado di farti capire quanto tenessi a
te.
Era tempo di riprendere in mano le redini della mia vita, ricominciare tutto daccapo ma stavolta
con tanto gelo nell'anima ed il timore che, se avessi incontrato un'altra donna, non sarebbe stata capace
di farmi sentire innamorata cos come lo ero stata di te.
Mentre ti scrivo sto ascoltando una canzone che ancor di pi mi porta a pensarti. E' una canzone
che ascoltavamo spesso insieme. Mi ricorda il nostro conversare e le nostre risate.
Dicevi che di musica non te ne intendevi, che raramente l'ascoltavi cos come non leggevi
quotidiani, non seguivi telegiornali, le notizie belle o brutte che fossero non t'interessavano, per te era
importante vivere nel tuo mondo, ma soprattutto era essenziale fare nuove conoscenze, aprirti a nuovi
orizzonti, ovvero a nuovi rapporti.
Mi ripetevi che ti sentivi una bambina desiderosa di scoprire tante cose e di vivere nuove
esperienze.
Discutevamo, ci confrontavamo, si litigava ma era favoloso rappacificarci, perderci in coccole,
baci, carezze, dopo esserci scontrate.
Ed ascoltavamo la stessa canzone durante l'ultimo viaggio fatto insieme. Quel viaggio che
avremmo dovuto portare a termine ma che fin prima del previsto perch in quel periodo, alle porte
dell'estate, i tuoi pensieri erano diretti ad un'altra donna e trascorrevi pi tempo a pensare all'altra che
ad ammirare e liberare la fantasia dinanzi allo spettacolo meraviglioso che la natura ci offriva senza
chiedere niente in cambio.
Quel viaggio da buone e brave amiche ma che quando calava la notte strette una all'altra,
abbracciate ed amanti, si donavano un amore senza nome, perch mai nome appropriato gli si poteva
dare, ed io non potevo svelare quanto ti amassi perch per te non avrebbe avuto senso continuare una
relazione con me relegata in un ruolo marginale: sesso senza implicazione sentimentale.
Pur di rimanerti affianco avevo accettato questo compromesso, questo assurdo gioco, forse
perch in certi frangenti mi sembrava di vivere in una favola ed aggrappata alla coda di una stella
immaginavo il giorno in cui tu potessi dirmi desidero fermarmi con te
Immaginavo tutto e il contrario di tutto, perch l'amore dovevo immaginarlo per sorridere e per
soffrire, per sognare e per rimanere coi piedi per terra, per vivere ed anche morire.
Ed ancora sto chiedendomi perch ti svelo questi pensieri che per mesi ho difeso e tenuto celati
dentro di me.
Ricordi quante volte abbiamo parlato di libert, sai bene che mai ti avrei imposto niente, e come
avrei potuto importi qualcosa quando eri la sola a gestire e a condurre il gioco?
Trascorsi molto tempo cercando di non pensarti, di non ricordare ai nostri giorni, al mio amore
per te, fin quando amiche in comune, non mi svelarono che la relazione con l'altra donna era finita e
che eri di nuovo sola.
Mi avvertirono anche che trascorrevi maggior parte delle tue sere scrivendo e lavorando al
computer e che spesso entravi in chat per conoscere altre donne, o per il piacere di chiacchierarci
assieme.
Fu allora che mi venne l'idea di cercarti, e mi promisi che avrei fatto di tutto pur di scovarti.
Cercai nei diversi motori di ricerca le chat lesbiche fin quando non ne scovai una che pensai
potesse essere quella giusta.
Ero certa che una persona come te non usasse semplici e scialbi nick, quando entrai in chat feci
attenzione solo a quelli particolari, e dopo diversi tentativi cattur la mia attenzione un nick sulle ali
del vento
Pensai subito che potesse nascondere la tua identit, ed una volta contattata dalle prime
domande che ti posi ebbi la certezza fossi tu.
Non fu difficile identificarti.
Tu non immagini quanti tranelli nascondono le chat e quante sorprese si celano dietro ai nick, e
non ti sei mai accorta che abbiamo chattato per notti intere, per mesi, senza mai sospettare che potessi
celarmi io dietro il nick di Celeste .
Immagino adesso quanto starai impallidendo nel leggere questa mail, ma questa  una emozione
diversa:  meraviglia, stupore.
Leggevo di te episodi che sapevo e ti lasciavo credere che fossi una persona diversa per evitare
di farmi riconoscere, ma i miei pensieri, i sogni e le speranze erano le stesse che ti confidavo quando
vivevamo la nostra relazione, ma non riuscivi ad accorgertene, non potevi.
Dopo diversi incontri accade quello che avrei voluto accadesse nella realt.
Scrivevi che ti sentivi attratta, affascinata da me, che stavi innamorandoti e che ti bastava
leggermi per accorgerti che diventavo, giorno dopo giorno, sempre pi importante per te.
Ed arriv il momento in cui mi confessasti che avrei potuto essere la tua compagna ideale, non
potevi intuire che scrivevi d'amore alla stessa persona che avevi lasciato andare via da te.
Ero felice di leggerti, ma la mia gioia andava pari passo alla mia vendetta.
Volevo di pi: provocarti al punto di farti desiderare d'incontrami realmente, ed una volta
fissato l'appuntamento presentarmi solo per leggere l'incredulit e la meraviglia nei tuoi occhi nel dirti
il nome del mio nick.
Rivelarti a chiare lettere che Celestenon era mai esistita e che per tutti quei mesi avevi
chattato con me.
Non volli essere crudele e quando mi chiedevi d'incontrarmi m'inventavo mille scuse pur di
evitare, ed intanto scrivevi che mi pensavi, che avresti fatto di tutto pur di accarezzare il mio volto, di
vedermi sorridere, potermi toccare.
Ripetevi che desideravi avermi nel tuo letto e che avresti fatto all'amore con me per notti intere
e se solo avessi potuto avermi per una notte sola, ti saresti sentita la donna pi felice del mondo.
Intanto mi ritornavano in mente le volte che mi dicevi che volevi da me solo sesso senza amore,
e sorridevo tra me e me perch la cosa che mi stupiva era la tua sincerit, e in chat ti sentivo davvero
innamorata.
Ricordai le volte che facevamo all'amore.
Le nostre mani si cercavano, le nostre labbra si sfioravano, i nostri corpi erano reali quando si
stringevano, si contorcevano in lenzuola madide del nostro sudore. Com'erano dolci e seducenti le tue
parole. Il tuo frasario, le parole che mi eccitavano, la lingua che mi solcava gli incavi delle cosce, io il
tuo mare e t' immergevi nelle onde del mio piacere, nel desiderio di sentirmi, di amarmi. Era bello,
eccitante il nostro giocare agli amanti.
Due donne che fanno sesso...ripetevi ed invece quanto sbagliavi.
Eravamo due donne che si desideravano, si offrivano il cuore.
Eri cos bambina nel porre domande ed io mi sentivo cos adulta nel risponderti. Tu chiusa nel
tuo mondo sorridevi quando scoprivi che di questo mondo lesbico mai momenti cos dolci e teneri t'
erano appartenuti, e rimanevi stupita e meravigliata quando ti raccontavo della mia vita, delle mie
esperienze. Le teorie sull'amore, il boicottare il mio sentimento, non t' accorgevi che, sibillina, entravo
nel tuo essere tanto da intuire cosa pensavi, cosa desideravi.
Con me hai vissuto una stagione ed io ho vissuto il sogno di una primavera distratta, una
primavera che  passata.
Avrei voluto che le tue mani afferrassero i miei sogni.
Non mi amavi eppure mi conducevi alle soglie del paradiso, in un mondo surreale dove l'aria
s'impregnava del profumo dei nostri corpi desiderosi di donarsi, prendersi, ma era anche un mondo di
illusioni, di pochi attimi che mi permettevano di volare con te.
Ricordo che quando mi dicesti che tra noi era finita non un'emozione avevo lasciato trasparire
sul mio viso, ma t'avevo avvertita che noi due avremmo giocato una partita a scacchi, una dura,
estenuante partita a scacchi dove avremmo potuto valutare il nostro coraggio ed anche il nostro osare,
ed ero certa che presto, molto presto, da me avresti subito scacco matto.
E adesso eccomi nei tuoi pensieri, stesso cuore, stesso desiderio, stesso sogno ma al posto del
mio nome un nick CelesteAdesso mi ami e scrivi che quando si sente d'amare bisogna dirlo, urlarlo,
perch bisogna dar vita all'amore quando scoppia dentro, ed io al di l delle schermo, sotto mentite
spoglie, nei panni di una che non esiste ti parlo d'amore, concordo con te, ti parlo del mio vivere
l'amore e tu ci sei, e sei la stessa che amavo qualche tempo fa.
Sorrido al pensiero di quando ci frequentavamo nel reale, a quando ti chiesi come vivevi il
nostro stare assieme e rispondesti che lo vedevi come i colori di un fuoco d'artificio, quelli che
rimangono alla mente quando esplosioni su esplosioni invadono gli occhi rendendoli quasi ciechi,
incapaci di vedere.
Asserivi di volermi bene, che con me aumentava la tua voglia di vivere, di ridere, di amare, ma
di quale amore parlavi?
Quale amore cercavi se poi mi hai bruciato le ali e sono diventata un aquilotto con le ali
spezzate dall'indifferenza, dall'abbandono?
Volevi fossi una persona speciale, ed  una persona speciale una che elargisce amore senza
amore?
Non capisci che te l'avevo fatto credere pur di non perderti... eppur ti persi.
La partita  quasi chiusa adesso.
Questa  la penultima mossa della nostra partita a scacchi.
Sono riuscita a farti innamorare di me, e sar questa la mia rivalsa.
E adesso che hai quasi finito di leggere questa mail sai che la donna conosciuta in chat, sono
io!!
Posso urlarti senza timore che ti ho rubato il cuore e l'ultima mossa di questa partita a scacchi la
far stasera, e sar scacco matto.
Stasera in chat ti dir che non potremo mai incontrarci perch Celestenon ci sar mai pi,
partir per sempre, forse comprenderai cosa significa perdere una persona che si ama, poi chiuder il pc
ed invier questa mail con allegato e con la fine di questo sogno riprender a vivere senza lacrime in
sosta nel cuore.
Guerriera
Rinasco vittoriosa
dalle ceneri del mio passato.
Fiera sguaino la spada
infliggendo colpi letali
al tuo presente, ma
il sangue che fluisce
dalle tue ferite rende
la mia vittoria una delle
mie pi amare sconfitte.
Tu mi ami, non mi ami
Tu mi ami, non mi ami
ma mi cerchi e se non ci fossi
ti mancherei.
Mi hai e mi rifiuti
gioco altalenante
che fa sussultare il cuore
che fa estasiare la mente
che corrompe i sensi.
L'odore della tua pelle
mi  rimasto appiccicato addosso
il tuo non profumo
aleggia nella mia stanza,
e nelle lenzuola ancora rimane il ricordo
di notti d'amore e di lacrime.
Ti ho cercata nei meandri della mente
dove volevo riporti per sempre
ti ho richiamata alla memoria
per navigarti l'anima
ti ho abbracciata, toccata, riamata
poi ho riascoltato le tue parole
ed il tuo addio mi ha gelato il sangue.
Non  per te
Non  per te, non ti merita
mi ululava il vento
ed intanto le accarezzava i capelli,
lo credevo d'essere forte
ma lei lo era pi di me e lo sapeva.
La sua razionalit
tratteneva la mia impulsivit.
Io l'amavo.
L'amavo e lei non lo accettava.
Lei mia amava.
Mi amava e non lo voleva.
Il tempo dell'addio scommetteva
al tavolo verde del nostro esserci.
Lei il fiore, io la farfalla
io il cielo, lei la terra.
Lei giocava.
Io giocavo.
Il nostro era amore era dolore:
lei colpiva, io mi difendevo,
lo colpivo, lei si difendeva.
C'era una e/mail
c'era una camicia.
La e/mail s'intrise di lacrime
e si sbriciol.
La sua camicia che indossavo
divenne straccio
e lei me la strapp di dosso.
Poi silenzio...e Niente parl.
Il tempo vinse le sue scommesse.
Le scommesse pagate
divennero sale
noi diventammo statue di marmo.
Non ho pi paura
Ho sconfitto la paura di farti ancora male
perch male ti facevo
quando compagno mi era il dolore
della solitudine e del ricordo.
Non ho pi paura
di guardarti negli occhi
di farmi leggere dentro
di perdermi in te
di lasciarmi prendere.
Quanto male ti ho fatto
quando compagno
mi era il rimpianto
di un passato traditore.
Ti stavo perdendo!!!
Per quel bugiardo attimo fuggente
per poi respirarne aria gelida di bugie,
ammaliata da ipocrita amante bugiarda.
Non ho paura
della magia di notti con te
quando m'avvolgi
nel calore delle tue braccia
n di agguantare quell'emozione
che scuote il corpo,
che unisce il fremito.
Non ho pi paura
d'aver paura d'amarti.
Il ricordo brucer
Il ricordo brucer l'anima
ti travolger con l'impeto
di un fiume in piena
ti sentirai sommersa
ti sembrer d'affogare.
Nuoterai disperatamente
tra i flutti di giorni belli,
e di momenti indimenticabili
Ti sentirai morire dentro
giorno dopo giorno
lottando per cancellarne il ricordo
ma poi... col tempo
quel volto che ancora non ha nome
quel corpo che ancora non ha profumo
quel sorriso luminoso
quel tono di voce che intoner altre note
riuscir a trarti in salvo.
Amerai ancora..............
il sorriso ti riapparterr.
Non si d pace
Non si d pace quest'amore
cos testardo, forte, tenace
indomabile alla tua indifferenza
alla tua volont d'abbatterlo
di piegarlo con la tua forza
d'uragano travolgente.
Non si d pace questo cuore
che continua a scandire i suoi battiti
per te, che sorda al suo vivere
indifferente volgi lo sguardo e vai.
Non fiori di carta sbocciarono
in questo giardino che appassisce al tuo sguardo,
non vane parole pronunci questa bocca
ai ricordi che porti via
non effimeri sogni
ti don questa vita
che adesso maltratti
ma fiori di rara bellezza
nacquero per te
parole d'amore dettate
dall'anima la mia voce url.
E tu... tutto hai riposto nell'angolo
pi oscuro della tua mente.
Possa nascere dalla sottile e
trasparente sabbia del deserto
un fiore d'amore per quelli
che si amavano e che non si amano pi.


4. Dal diario di Luisa.
20 marzo 1990
Si parla ultimamente di destino.
Pare che nulla accada per caso.
Eh gi... questo misterioso ed affascinante destino, chiamiamolo anche 'caso',  inquietudine,
smarrimento, gioia, curiosit, stupore, rispetto, ed anche timore di fronte al verificarsi di circostanze
che inducono a supporre l'esistenza di forze superiori.
Il 'fato' non dipende da noi,  al di l di tutto.
Credo che ognuno nasca gi con un 'destino', una strada gi segnata che deve seguire, tappa
dopo tappa, indipendentemente del nostro volere.
Non a caso in particolari situazioni non vorremmo mai esserci state per vi ci siamo trovate, le
abbiamo vissute. Avessi potuto gestire il mio destino non mi sarei trovata l quel giorno, in quel posto.
Quante altre volte non avrei voluto trovarmi al posto sbagliato, ma era proprio l che dovevo essere,  il
destino che mi tiene per mano e a me non resta altro che andare avanti, dove mi condurr non lo so,
aspetto!
E del mio destino fa parte anche l'amore, e non  forse l'amore quell'energia solare, magica che
tutto pu, che sia presente o passato? Allora mi chiedo perch dimenticare il nome di un amore che
finisce, di una lei che va via, per distruggerne il ricordo per poi naufragare in un mare d' amarezza tra
onde di tanti perch. Perch lasciar appassire i petali di quel fiore di libert e di amore donato prima
e negato dopo?
Le stagioni dell'amore si alternano, e quante di noi in determinate stagioni, non ha sofferto per
un amore finito?
Chi non ha gioito per un amore agli albori?
Chi non ha mai sofferto per un amore non corrisposto?
E capiter ancora che lacrime salate righeranno il volto fino ad adagiarsi sulle labbra di colei
che ama senza essere a sua volta amata.
Quando una lei va via, crediamo che dopo di lei nessun' altra potr renderci felici e ci sentiamo
incapaci di amare ancora.
L'ira, il rancore inasprisce il cuore, inaridisce l'animo, eppure quando il tempo gioca le sue carte
noi ci scommettiamo per vincere un nuovo sogno.
Ho amato una donna, Elena, ci siamo amate tanto eppure...  finita.
Allora ho imparato che un sentimento pu durare lo spazio di uno o due mesi, oppure
lunghissimi anni ed avere la stessa dignit dell'amore.
Un amore  quanto di pi grande possa esistere se vissuto appieno,  sofferenza e no,
comprensione e no, ed anche attese, telefoni che squillano a notti inoltrate, automobili che non partono,
piogge improvvise, sudate in macchine, baci furtivi, spazi rubati, sguardi struggenti, tacite intese,
palpitazioni di cuore e quant' altro di pi ardente e fantasioso pu suscitare e far vivere.
7 Aprile 1990
Non ho parole. Non so cosa dire, l'emozione mi blocca e non mi permette di parlare. Vorrei
urlare tante parole e tante altre sussurrarle.
Dire toc toc ci sono adesso dopo aver lasciato alle spalle scie di stelle comete. Avevo una stella
ma col tempo ho compreso che  stata una meteora.
Elena ha illuminato un po' la mia vita poi  svanita come un fantasma alle prime luci dell'alba.
La tenevo stretta a me, cucciola tra le mie braccia quando c'era freddo o quando s'avvicinava un
temporale sapendo del suo timore dei tuoni, e bastava cos poco per sentirci unite, cos vicine.
Quando mi sono ritrovata da sola volevo chiudere le porte all'amore, volevo non innamorarmi
pi, credevo di riuscirci, poi arriva lei col suo sorriso solare e mi dona un'emozione, qualcosa che sa di
bello, di speranza, che mi stordisce, mi fa paura, mi fa tremare.
Non so come andr a finire, eppure questa sorta di emozione mi sta prendendo e mi lascia senza
fiato. Ho gi voglia di rivederla.
20 maggio 1991
Un anno che  finita con Elena, il suo ricordo comincia a sbiadire piano, piano, e succede... s
succede a volte che alla fine di un vicolo cieco ci sia uno spiraglio di luce e che l'impossibile diventi
realizzabile.
Succede che quando meno te l'aspetti  quell'amore tanto sperato che bussa alle porte che erano
del tutto sprangate.
Succede davvero che non si ha pi paura e che ci si riappropria del proprio coraggio. Spesso i
ricordi di passati amori difficilmente si dimenticano, come ferite d'addi che lasciano segni indelebili
nell'animo, o come profumi di pelle che stordiscono la mente ancora irrazionalmente ed
ingiustificatamente.
Il passato di chi amava, di chi adesso soffre, di chi  messo da parte, quel sentimento di un
passato amore che cerca nei meandri della ragione ancora una carezza d'amicizia non scombussoler il
'credo' di un nuovo sentimento, di un sincero amore.
Voglio di nuovo crederci, e Debora, la persona che ho incontrato e che adesso comincia ad
insinuarsi nei miei pensieri, me ne da ragione.
S'affaccia alla finestra della mia anima un nuovo sentimento, e so che ha le caratteristiche per
essere un nuovo amore... ed il passato non mi far pi male.
Va, e viene l'amore
Sorprende come grandine d'estate
rumorosa ed inattesa,
poi se ne va col silenzio del 'mai pi.'
Sconfitto dal 'durante',
il ricordo s'arrampica
alle frastagliate pareti del 'poi.'
Da impavido scalatore raggiunge
la vetta del 'chiss se',
e sconvolge il 'perch'.
Scuote il corpo,
ed ara la memoria,
l'emozione di 'quell'allora era'
e rianima quel battito
che stordisce la rassegnazione
e disseta l'illusione.
Un pugno allo stomaco
sferra la consapevolezza:
s'amore'  stato,
e l'ho conosciuto,
ma  anche andatoli
Poi, poi, ed ancora poi,
tutto rimane l,
in rispettosa attesa,
silente e protetto
dall'eterno 'speriamo che'.
Non c'....
Non c' guerra nel mio cuore
ma dentro non sento pace.
Non c' rumore attorno
ma i ricordi tuonano forte.
Amore mio,
ti dondolavi sull'amaca
del mio dolore
e spingevi forte.
Tempo e vita
tutto e niente
nel nostro giardino
mentre ti spingevi sull'amaca
ed il vento ti scompigliava i capelli.
Amore mio
giocavi col tempo
rubandomi il sogno,
adesso nel nostro giardino
ghiacciato dal freddo
coperto dalla neve
taglienti rimangono
cocci di vetri rotti
di una clessidra d'amore.
Ed il fiore...
Ed il fiore s'illude
che non venga strappato dalle sue radici
per essere custodito tra fogli di un diario
a ricordo di una promessa
che non sar mai mantenuta.
Ed il cielo si rallegra
che dopo un temporale
regala un arcobaleno
a chi ancora capace di sognare
cerca il punto dove scovare un tesoro.
E la giovane donna sorride
al ricordo del primo bacio rubato
all'angolo della via che la portava
dal porto a casa sua...
ed io spero... che la notte
sia bella come il giorno.
Il tempo
Il tempo trascorre quando vuole, come vuole
il giorno si alterna alla notte da un'eternit
si dischiudono i fiori all'alba
l'alba che lieve li accarezza con fresca rugiada.
Il mare racconta la sua storia d'amore
e di antiche tristi e felici traversate,
le sue onde s'infrangono sugli scogli
e sui litorali da sempre.
L'alternarsi delle stagioni
i girasoli, le margherite,
le rose e i tulipani,
i biondi campi di grano e poi le rondini
i gabbiani, le aquile.
Si sente lontano il fischio di un treno
un aereo vola al di l delle nuvole
poi ancora il canto di una sirena che narra
di un amore proibito e perduto nella notte
dei tempi...
ma tu dove sei?
Il tempo v
trascorre quando vuole, come vuole
e la vita trascina con s
quello che era ieri e oggi non  pi.
Domani un nuova alba spunter
e finir portando via il ricordo di te.


5. Cristina.
28 Marzo 1985
Che scherzo del destino  mai questo? Chi l'avrebbe mai detto, una tua foto salta fuori da
vecchie cartelle che sto mettendo a posto.
Le foto vivono, regalano emozioni e non  solo l'immagine ritratta che colpisce ma
l'impressione di rivivere quell'atmosfera, riascoltare quel suono, annusare quel profumo e torna l'eco di
parole gi dette, gi ascoltate, quelle parole d'amore di allora.
E cos ti rivedo su questa vecchia foto e mi emoziona oltrepassare la barriera del tempo per
ritornare con la mente a quando ti ritrassi.
Eravamo al lago di Garda e quel riflesso lucente che abbaglia i tuoi occhi  il sole che si
specchiava sull'acqua del lago. E come sorridi! Dovevamo essere felici allora, una data dietro ed una
dedica si legge ancora nonostante sia sbiadita: 'Maggio 1970 con tanto amore, tua Genny'.
Come sarai adesso? Son trascorsi tanti anni ma improvvisamente riappari e ti rivedo come se il
tempo non fosse mai passato, possibile una vecchia foto abbia il potere di rievocare in un attimo tutti i
ricordi belli e tristi del passato? E torno col pensiero a quei giorni mentre sale ingiustificato il desiderio,
un maniacale bisogno di rivederti perch di te da anni non so niente, non mi  rimasto niente, solo il tuo
vecchio indirizzo ed il dubbio che ancora abiti in quell'appartamento, in quella citt.
Ricordo tutto come se una forza invisibile mi muovesse, come se un magico folletto, entrato
nella memoria, mi spingesse a ricordare tutto di te.
Sar un bisogno dell'anima, la sconfitta di una rabbia tacita tenuta dentro per anni, la mia
liberazione, e credo che sia giusto viverla cos, al di l di ogni logica umana.
E ricordo: solo quando riuscii a venir fuori dal baratro della disperazione riuscii a farmene una
ragione del tuo abbandono, ed estrassi il coraggio per riguadagnare quel sorriso che mi avevi negato.
Osservo la tua foto seduta alla scrivania dinanzi al mio computer, qua nella stanza degli ospiti.
E' una stanza accogliente, quadri colorati appesi alle pareti, scaffali pieni di libri, ninnoli diversi ben
sistemati sulle mensole, un comodo letto ed uno spazio adatto a sistemare il mio computer proprio a
lato del balcone, e in questa stanza ospitiamo le nostre amiche quando vengono a trovarci. Le tende
colorate quando filtra il sole, o quando un lieve alito di vento le agita, rendono festoso l'ambiente
attorno.
E' un angolo magico dove, quando posso, mi diletto a scrivere, creare, inventare e adesso, che 
la mia giornata libera e la mia compagna  fuori per lavoro, sono qua e ti sto pensando.
Ecco la motivazione del mio scriverti, e ti scrivo immaginando come potresti essere adesso
sebbene alla memoria risalta il tuo viso, il tuo sorriso di allora.
Quindici anni sono trascorsi anche per te, ma nei ricordi sei rimasta come allora: indisponente e cos maledettamente bella.
Non l'avresti mai creduto, mai immaginato che avrei potuto innamorarmi, amare ancora. Non
avresti mai creduto che potessi fermarmi con una donna, e son ben quindici anni che ho una compagna
con la quale vivo e che amo tanto, sebbene tu adesso sia ritornata prepotentemente nei miei pensieri.
Dicono che il primo amore non si scorda mai, forse sar questo vecchio detto che rende
vulnerabile questo momento, ma non temere, non  in nome di un vecchio amore che sto scrivendo ma
per esorcizzare questa invisibile sofferenza che ancora mi riporta a te.
Fuori c' il sole,  una bellissima giornata primaverile.
I raggi filtrano attraverso i vetri e illuminano la stanza, persino i quadri appesi alle pareti
riflettono sul mobilio di mogano. E' ora di rimettere alla luce ricordi che per anni hanno impolverato le
pareti dell'anima e cancellarli definitivamente.
Ricordi che ferivano ma, nonostante tutto, mi aiutavano ad accettare quel triste e glaciale addio
che proferisti cos freddamente quel giorno di primavera di quindici anni fa.
Sai, dopo tanta tristezza e delusione, finalmente sorrido dimentica del bruciore di quelle lacrime versate per te.
Nessuna ruga sulla fronte ed i miei occhi hanno la stessa luce che conoscevi e che sicuramente
ancora ricordi: grigi e profondi come il mare d'inverno.
Ti piaceva tanto guardarli e immergerti dentro, ricordi?
I tuoi avevano un grande ascendente su di me, era cos bello quando mi perdevo nel loro
infinito, eri il mio amore e per te avrei fatto qualsiasi cosa, malgrado sapessi bene che persino
annullarmi per te non sarebbe servito a niente.
Quante volte mi sono chiesta dov'era scritto che dovessi soffrire tanto, e perch, se
razionalmente intuivo dai tuoi comportamenti che mai saresti stata la mia compagna per sempre.
E come pesava quel sempredesiderato, agognato, quel sempreche mai  stato, ma ti
amavo e tutto il resto sembrava superficiale, poco importante, e non mi rendevo conto che bruciavi le
ali della mia fantasia.
Non ho mai smesso di credere nell'amore, nell'amore di questi diversi rapporti ed abbozzo un
sorriso mentre scrivo diversi rapporti,  strano usare il linguaggio di chi ancora giudica diversoil
nostro sentire.
Niente di nuovo certamente, per tanti  pi facile ignorare che comprendere perch costa troppo
e mettersi in discussione fa fatica.
Sai in questo momento ti sto immaginando.
Ribelle com'eri sono certa penseresti se mi leggessi:
La loro indifferenza non ci ha imprigionato, siamo libere di vivere appieno con consapevolezza la nostra omosessualit. Ma certo che due donne possono amarsi, certo che possono decidere di vivere una vita assieme...ribadivi.
Eri cos convincente, efficace, cos brava a portare avanti con orgoglio e determinazione i tuoi concetti, i pensieri, ma mai stata capace di dimostrare che volevi  concretizzare davvero quel nostro desiderio di vivere assieme.
Adesso confermo le tue affermazioni di allora, lo dimostra il mio essere qui con la mia
compagna dividendo un quotidiano senza mai che nessuna delle due imponga qualcosa all'altra.
Condividiamo un cassetto sempre pieno di sogni da realizzare, senza paura di abbracciarsi di
notte, scalciarsi a letto, girare e rigirarsi sapendo che si dorme con un'altra affianco. E' bello svegliarsi
la mattina e correre per prima in bagno, fare colazione scambiandosi il primo buongiorno, il primo
bacio, ed uscire assieme per poi dirigersi ognuna al proprio lavoro.
Allora eri convinta che anche noi due avremmo potuto amarci per l'eternit ricordi? Non credo,
perch l'ultima volta che dal mio ufficio ti cercai per parlarti, al telefono scandisti chiaramente le tue
parole ferme e taglienti che mi squartarono il cuore, mi dilaniarono lo stomaco, e per un attimo
compresi cosa significava morire, non respirare, non vivere pi.
Non chiamarmi pi,  finita, di te non voglio saperne niente. Non  mai, dico mai, esistito
niente 
Lo scopo l'avevi raggiunto.
Un pugno allo stomaco e non mi permettesti di aggiungere altro, del resto ben poco avrei potuto
aggiungere senza fiato.
Sarebbe stato inutile recriminare, insistere, pregarti di rimanere ad ascoltarmi un solo
fottutissimo istante, le tue parole, ancora adesso bruciano sai?
E ricordo ancora benissimo, mi echeggiano dentro, mi sembra ancora di risentirti.
Non voglio mai pi sentirti, sei fuori dalla mia vita
Ed io zittii con la cornetta che mi bruciava tra le mani.
Mani che sudavano dall'emozione, e tutte le parole che erano rimaste intrappolate in gola ed i
pensieri che avrei voluto esprimerti furono spazzati via da un ciclone senza piet.
Maledii il momento in cui decisi di chiamarti.
Ma tu non aspettavi altro che il momento di lasciarmi.
Era diventata spossante per te una relazione di routine, ma non immaginavo che ti stavi
allontanandoti perch persa per un'altra, e l'altra aveva ben altre parole e ben altre emozioni da farti
vivere.
Non volli sapere neanche il nome di colei che ti port via da me, non aveva colpa se non quella
di cominciare con te una relazione sapendo bene che eri la mia compagna, ma tu avevi la responsabilit
ed il dovere di essere chiara, sincera con entrambe, ma preferisti lei a me e mi lasciasti andare.
Non credo serv a farmene una ragione, ma compresi che quando non si ama pi si trovano
mille scuse, mille giustificazioni, attenuanti, per non sentirsi in colpa e per allontanarsi definitivamente.
Ti sentivi forte sapendo benissimo che chi ama meno  la pi coraggiosa, ma io ti amavo e
dinanzi a tanta furia distruttrice non fui capace di reagire, e le mie spalle esili non riuscirono a
sopportare quel macigno che improvvisamente mi era caduto addosso.
Rimasi schiacciata dalla consapevolezza che non mi amavi, che era finita la stagione del nostro
amore svanendo coi primi profumi di una primavera distratta.
Non posso fare a meno d'immaginarti. Forse sorridi.
Ricordi di quella volta quando uno stupido ragazzetto dopo averci osservato per ore ci avvicin
e sfrontatamente ci chiese se fossimo due lesbiche? Ridemmo tanto, poi dicesti.
Dimmi, ma l'abbiamo scritto in fronte?
Mi rimproverasti perch ripetevo che sembravi un ragazzino, un dolce, tenero, amabile
ragazzino. I capelli corti, il corpo esile cos bello da guardare, cos androgina, cos bella. Non
c'infastidiva il termine 'lesbica' era essenziale esserci col nostro amore, ci bastava poco per sentirci
felici, ci sentivamo regine e padrone del mondo, la nostra diversit ci faceva sentire speciali.
Mi ripetevi spesso Lascia che credano pure che non siamo normali, noi abbiamo la fortuna di
vivere i nostri sentimenti senza sentirci pesci fuori d'acqua, fuori dal mondo
I ricordi riaffiorano mentre scrivo.
II ricordo dei tuoi occhi, le espressioni del tuo viso, il tuo profumo d'essenza di ciclamino, il tuo
preferito che m'impregnava sempre il bavero della camicia  rimasto immutato nella memoria.
Adesso non puoi mandarmi via o sbattermi in faccia il telefono, adesso immaginando di averti di fronte, voglio dirti quello che non mi permettesti di dirti quindici anni  fa.
Ho continuato a tenerti viva nel cuore avvelenando la vita nel tuo ricordo. Avremmo potuto
farcela se lo avessi voluto ma quell'amore di cui andavi fiera e che gridavi a squarciagola mentre
abbracciate andavamo contro il vento sul mio vespino dov'era andato a finire?
Lo avevi lasciato morire tra le braccia di un'altra, e sapessi quante volte mi sono chiesta cosa
avesse l'altra pi di me.
Eri talmente abbagliata da questo nuovo sentimento che non ti rendevi conto di quanto io
soffrissi, e cos per me cominci l'inferno, e vivere non aveva pi senso.
Spianavo la terra arando il terreno del mio vivere piantando semi d'indifferenza e
menefreghismo, solo le mie lacrime riuscirono ad annaffiare nuovi semi di vita e col tempo, spuntarono
i primi boccioli, i primi fiori e nuove albe di serenit rischiarono la mia vita quando incontrai la mia
attuale compagna: Roberta.
Il tempo aveva ripreso il suo corso e le ore procedevano a ritmo incalzante. Credevo d'essere
riuscita a relegare nell'oscurit della mia memoria il triste ricordo di quei giorni, ma, maledizione, 
bastata la tua vecchia foto perch riaffiorasse dal profondo della mia anima, ribaltasse il presente e
prepotentemente, mi ripiomba addosso la rabbia, il dolore di quei giorni.
Ti rendi conto che stavo morendo dentro?
Quando mi lasciasti non riuscivo a controllare la mia disperazione, mi sembrava d'essere
ubriaca senza neppure aver bevuto un goccio di vino. Giravo da una stanza all'altra nella vana speranza
di estrometterti dalla mia mente, ma a nulla serviva niente.
Mi rendo conto che ci sono momenti della propria vita che si vorrebbero cancellare ma
difficilmente si riescono a trovare sistemi che servano allo scopo. Ho rivolto la mia attenzione al lavoro
che mi aspetta domani pur di non pensarci. La scuola  cominciata da poco e tra una riunione e l'altra
mi occuper la maggior parte del tempo. Nell'ambiente scolastico sono amata, e i miei bambini mi
adorano. Li considero simbolicamente figli miei, quei figli mai avuti, quelli ai quali ho negato la
possibilit d'esistere, di nascere. L'istinto materno  sempre stato insito in me, ricordi quando ne parlavamo? Ti amavo talmente tanto che avrei voluto crescere un figlio con  te.
Un bambino con due mamme come credi che crescerebbe?
Incalzasti con tuo modo di dire ironico smorzando i miei entusiasmi.
Ne avevo date tante di risposte e di soluzioni ma per te non una ti sembrava logica.
Semplicemente non avevi nessuna intenzione di crescere un bimbo con me, e dal momento che non ne
sentivi il desiderio non ti fregava niente trovare alternative, se mai ce ne fossero state.
Probabilmente eravamo ancora troppo giovani e non pronte ad affrontare una responsabilit del
genere, e mi riproponevo di parlatene un giorno, lasciando scorrere il tempo, quel tempo che incalzava
e che stava avviandoci lentamente all'inizio della fine.
Com'eri bella Genny, avide le tue mani quando cercavi il mio viso per accarezzarlo, per
toccarlo, ed io mi lasciavo struggere dalla passione che nutrivo e dall'amore quasi insostenibile che
dirompeva gli argini della mia razionalit fino a lasciarmi completamente inerme dinanzi a tanta
bellezza.
Eri dolce Genny, ricordi quando c'incontrammo la prima volta?
Era un giorno d'estate, ero appoggiata allo stipite della porta del negozio di mio zio. Quando ti
vidi avvicinare notai subito quanto fossi carina.
Avevi la mia et, diciotto anni, e non fu difficile rompere il ghiaccio.
Sei la figlia del titolare?
Chiedesti interrogandomi con i tuoi verdi occhi.
No, sua nipoterisposi quasi balbettando.
Ho saputo che cerca una commessa, potrei parlargli?
E ti accompagnai da mio zio al quale piacesti subito per la tua schiettezza.
Le tue credenziali erano ottime e la tua esperienza nel settore facilit la tua assunzione. Da quel
giorno divenni un'assidua presenza nel negozio di mio zio, certo non avrebbe mai potuto immaginare
che avessi interesse per te. Avrei fatto di tutto purch ti accorgessi di me, ed escogitavo mille
stratagemmi pur di tentare di farti capire quanto fossi importante per me, e quanto gi fossi innamorata,
e nel retrobottega un pomeriggio riuscii a fare il primo passo.
Tu, indaffarata a cercare un maglione che era riposto sul piano superiore di uno stipite mi
confessasti che avevi litigato col tuo ragazzo, cos mi fermai a parlare con te, ti rincuorai e
trascorremmo insieme tutto il pomeriggio, e finalmente riuscii ad abbracciarti.
Tu ancora non sapevi che incontrare te mi aveva fatto rinascere.
Genny, sono stata ad ascoltare i miei pensieri, cos come si ascolta una vecchia canzone. Sono
stata sommersa dai ricordi ed assalita da quanto avrei voluto fare e non ho fatto, dire e non ho detto.
Sono stata ad ascoltare i miei pensieri, non sapevo cos tanto profonda la voce della mia anima.
Genny sto pensando a tutto il tempo che  trascorso senza mai pi vederci, e mi fa strano adesso
pensarti,  come se non fosse mai passato, e gi... il tempo non ha fine, ma i giorni s e scorrono
inesorabili e s'invecchia. Invecchiamo Genny, e credo sia giusto che tu sappia quello che ho tenuto nel cuore.
Alcune amiche sono state convinte per anni che fossi ancora innamorata di te, non riuscir mai
a capire perch pensassero questo, cos in questo momento sto chiedendomi se scrivo di te per
dimenticarti, o per farti rivivere quell'amore ed il dolore che mi regalasti in quel periodo.
Non lo so, so bene che il tuo ricordo fa ancora male.
Genny capita, capita che un lieve fruscio ti sveglia, e si odono rumori che vengono dal
profondo, che il pensiero vada oltre, sconfini e squarci il silenzio dall'anima.
Capita che i ricordi aiutino a crescere, che dopo anni ed anni si attenuino anche solo parlandone,
ma adesso  ora di risorgere dalle macerie del dolore,  ora di riprendermi quel sogno che avevi portato
via con te quando mi lasciasti attonita sull'uscio di casa quando a nulla valse il mio richiamarti indietro.
Genny avrei voluto donarti i miei giorni, io ci credevo quando stavamo assieme, ma erano
troppo sterili i tuoi pensieri e troppo incolori i tuoi sogni. Mi lasciasti per il timore d'affrontare con me
una convivenza e fu facile dirmi che mi lasciavi perch innamorata di un'altra, ma quanto tempo dur
con l'altra? Un mese solo e ti ritrovasti sola, e dopo futili incontri, e brucianti addii. Ti ho tanto amata e
dovevo dirtelo perch allora non me lo permettesti, non un sola volta hai avuto voglia di ascoltarmi, e
finisce adesso qui, adesso che ho liberato la mente dal tuo ricordo.
La mia compagna  luce e tu stai diventando esile fiammella di una candela che sta consumandosi fino a spegnersi per sempre, e con la tua morte nel cuore  rinascer e non avr mai pi paura di sognare.
Cris
Scrivo da farmi male
Scrivo da farmi male
graffiandomi l'anima
e ferendomi il cuore
con dieci, cento, mille parole.
Ed ogni segno un sorriso
una lacrima
un arrivederci
un addio.
Segni che mi appartengono,
diventano fascio di luce
rabbia, gioia
amore, dolore
desiderio di esserci e no.
Sogni e speranze
si staccano dal foglio,
ombre d'anima
nel silenzio.
Leggo poi, ci che scrivo,
tu mi ascolti
e non rispondi.
Scrivo da farmi male
ripongo poi
nel cassetto della memoria
custode di una parte di me
che tu conosci
che ami
che temi.
Era ieri
Era ieri:
il fischio del treno
la primavera, i suoi colori
l'odore di aria di casa mia
una borsa da calcio
un quotidiano che mi stava stretto
le mie poesie nascoste
in un vecchio libro di scuola
le prime note inventate
le prime lettere d'amore
le prime pagine di un romanzo
le corse pazze in moto controvento
riprendere su per le stradine
che percorrendo giungevo al porto
dove fermarmi in prossimit di quel molo
sempre lo stesso da quando piccina
mio padre mi condusse la prima volta.
Il desiderio di volare senza ali
che mi spingeva sempre pi in l
quel biglietto che comprai in stazione
il prezzo cos alto che pagai
coi primi soldi guadagnati e che mi allontanava
da quell'orizzonte senza fine
da quel mare, quell'infinito d'acqua
dove mi piaceva veder tramontare il sole
dove contavo i gabbiani seguendone il volo.
Laddove immaginavo nuove albe,
nuovi colori ed un volto,
un amore a cui dare nome.
Quel viaggio definitivo,
una valigia con pochi indumenti
ma zeppa di ricordi e di foto
viaggio senza sosta
mille scuse per andare
ed una sola per fermarsi.
Partire per sentirmi parte integrante
di quel sogno che rincorrevo
che ancora custodisco nel cuore
e che oggi investe i tuoi occhi.
Dal giardino dei miei ricordi
E se fosse domani ieri
ieri!!!
Quando e dove tutto era sorriso
confronto, lotta.
Quando una spinta era un abbraccio,
quando una parola racchiudeva complicit,
amicizia, incanto, sorpresa, magia.
Quando tu eri, distratta, assente
forte, presente, brontolona
capricciosa, bambina, adulta.
Se fosse domani ieri
che era sorriso, rinuncia
fuga, ricerca,
volere, tenere, afferrare
desiderare, realizzare.
E se fosse domani ieri
quell'incontro, lacrime di tempo
lacrime d'idea, di corpo, stretta di mano
pelle liscia, pelle di luna.
E se fosse domani ieri
quello che eravamo e non siamo pi?


6. Dal diario di bordo di Daniela.
20 Aprile 2000
In discoteca c'erano un bel po' di persone, tra cui molti turisti stranieri.
Avevo adocchiato una ragazza che sembrava tedesca, molto carina. M'incuriosiva, mi sarebbe
piaciuto conoscerla, solo che avevo un grosso problema a comunicare con lei. Il mio francese
scolastico forse mi avrebbe permesso un timido approccio, sarebbe stata una buona idea, ma ero
bloccata dal timore che se mi fossi avvicinata avrebbe potuto mandarmi al diavolo, ciononostante la
curiosit era tanta, dovevo far qualcosa.
Poi l'ennesimo timore blocc ulteriormente la mia audacia.
Mi piaceva e mi eccitava l'idea di corteggiarla e dirle del mio essere lesbica, ma come avrei
dovuto comportarmi? Chiss come l'avrebbe presa.
Mi soffermai un istante a riflettere, poi mi dissi che quello era il momento propizio, del resto,
ero in vacanza, e volevo vivermi una esperienza, magari da raccontare alle amiche al mio rientro in
Italia! Mi sentivo nello spirito adatto, dovevo assolutamente tentare qualcosa.
Chi asserisce che il corteggiamento  solo prerogativa dei maschi, secondo me, sbaglia di
grosso. Anche noi donne sappiamo corteggiare eccome!
La guardai con fare distratto e mi avvicinai.
Intanto mi chiedevo se avesse notato quanto fossi giovane, i miei venticinque anni non li
dimostravo affatto e mai come quella sera avrei voluto dimostrarne di pi per sembrarle pi matura, pi
interessante.
Lo scopo di quella mia vacanza era proprio quello di dimenticare Sandra.
Sandra ha sempre fatto osservazioni sul mio atteggiamento ripetendomi spesso che, con i capelli
corti che ho, sembro un ragazzino.
Probabilmente lo pensava anche la ragazza tedesca, e s, poteva anche andarmi bene.
Tentai allora, il pi classico degli stratagemmi: ordinai una birra e mi avvicinai il pi possibile a
lei. La guardavo con una certa insistenza e mi accorsi che ricambiava i miei sguardi, a quel punto mi
rivolsi a lei parlando in italiano.
Fu un fallimento perch non mi capiva.
Si chiamava Erika, e non parlava l'italiano n il francese, solo ed esclusivamente tedesco ed
inglese, cos dopo un timido 'ciao' non aggiunsi altro ed il mio corteggiamento fall miseramente.
Rimasi con la curiosit appiccicata come i jeans che avevo addosso.
Delusa e scoraggiata tornai in pista a ballare, ben lungi da me anche solo ipotizzare quello che
mi sarebbe capitato dopo.
La musica mi prendeva, le luci psichedeliche rischiaravano parte della sala investendola e
diffondendo vari colori di luce accecante, ma accattivante.
La pista era gremita di ragazzi e di ragazze che ballavano freneticamente, ed io confusa tra loro
mi lasciavo stordire dalla musica rock da cui mi lasciavo trasportare sempre pi.
Mi ero buttata nella mischia lasciandomi sopraffare dalle note, dall'odore frizzante di svariati
profumi, il sudore mi colava lungo la schiena e mi eccitava immaginare come sarebbe stato se con me
ci fosse stata Sandra. Immaginavo le sue espressioni dolci, le rivedevo sui volti di ragazze estranee e
cos lontane dal mio cuore. Avevo l'impressione di sentire la sua voce e ogni parola che udivo attorno
sembrava fosse lei a parlarmi, ad incitarmi a ballare, o a fermarmi.
Fu in quel frangente che m'avvicin Fabio, il nostro accompagnatore.
Voci di corridoio insinuavano che fosse gay e questo mi rendeva notevolmente felice. Del resto
io per prima l'avevo sospettato da certi suoi atteggiamenti, dalle sue movenze femminili, caratteristiche
evidenti in alcuni di coloro che si sentono particolarmente attratti da persone della stessa identit
sessuale.
Fabio preferiva il nostro gruppo ad altri e mi dava l'impressione che avesse intuito del mio
essere lesbica, cos tra noi si era creata una tacita intesa, e tra le tante ragazze del nostro gruppo
preferiva sempre pi la mia compagnia alla loro.
Mi avvicin in pista e m'invit al bar a bere qualcosa.
Accettai volentieri e lo seguii. Prendemmo posto su due sgabelli poi pensai fosse quello il
momento giusto e gli chiesi se fosse a conoscenza di locali gay della zona e lo feci con naturalezza
certa che avrebbe capito, che non avrebbe trovato strana la mia domanda.
Mi sorrise, mi fiss dritto negli occhi e bast quello sguardo per comprenderci subito.
Iniziammo a parlare d noi tranquillamente e ci confessammo che avevamo intuito l'una
dell'altro, e come se ci conoscessimo da tempo, trascorremmo ore piacevoli a raccontarci alcuni episodi
della nostra vita.
Mi raccont che aveva una relazione con un ragazzo col quale conviveva da cinque anni.
Allora anche i ragazzi gay vivono delle lunghe relazioni pensai
E non sono affatto poco socievoli con le lesbiche come qualcuna della mia compagnia afferma
e sostiene
Fabio mi parlava con dolcezza del suo ragazzo.
Da come ne parlava era evidente quanto ne fosse innamorato e questo mi procurava una stretta
al cuore, soprattutto quando mi chiedevo perch stavo allontanandomi da una ragazza che ancora
amavo ma che non riusciva a rapportarsi a me.
Fabio notando quella vena di tristezza nei miei occhi, mi esort a ritornare in pista a ballare
ancora sperando cos di distrarmi.
Non pensarci era l'unica soluzione. Lo sapevo bene anch'io.
In pista c'era una sua amica, Michela, l' accompagnatrice di un altro gruppo di turisti e quando
Fabio me la present non potei fare a meno di osservarla: biondina, capelli lunghi e lisci, occhi azzurri,
e tanto bella.
Quando fu il momento dei balli tipicamente romantici facendo finta di niente, cercai Michela
per ballare con lei.
La stringevo tra le braccia e lei si lasciava stringere, si lasciava andare, il suo profumo dolce mi
stordiva, mi piaceva, e pareva un invito esplicito ad appoggiare le mie labbra sul suo collo.
Quanta fatica per trattenermi. Poi mi balen un pensiero: essendo un' amica di Fabio magari era
lesbica anche lei!
Ma non volli indagare e mi lasciai andare all'emozione di averla tra le braccia.
La stringevo e sentivo il suo corpo esile stretto al mio, ed ebbi consapevolezza che quella era la
prima volta che stringevo a me un corpo diverso da quello di Sandra.
Poi la musica fin e ci separammo ma avvertii il suo sguardo posarsi su di me, accarezzarmi.
Michela mi piaceva, e quella sera volevo assolutamente fare qualcosa d'eclatante, varcare i
confini del mio razionale, spingermi oltre, sfidarmi, mettermi alla prova, cos mi riavvicinai a Fabio e
con faccia tosta osai chiedergli se Michela fosse lesbica.
No, che io sappia
Rispose determinato e mi crollarono addosso tutte le mie fantasie.
Decisi di non chiedere altro ma non avevo desistito all'idea di fare qualcosa di fuori dal
normale, allora pensai di chiedergli se conosceva qualche ragazza lesbica.
Quella sera avevo tutte le intenzioni di fare all'amore con una donna.
Avevo pensato tanto a Sandra, al nostro amore e continuavo a desiderarla nonostante mi
ripetessi che ero partita per cercare di farmene una ragione, ma visto che proprio non riuscivo a
dimenticarla, volevo perlomeno darmi l' immagine ed un'impressione diversa da quella reale.
Volevo stupire me stessa, e forse, sbalordire anche lei se mai un giorno avessi deciso di
raccontarle cosa mi stava frullando per la testa.
Magari fossi riuscita ad allontanarmi da lei.
Avrei voluto averla al mio fianco ma sapevo che non dovevo pensarla n tanto meno
desiderarla. Provai allora ad entrare nei panni di una donna trasgressiva.
Avevo anche bevuto qualche boccale di birra in pi e questo favoriva i miei proponimenti
contribuendo a rendermi pi disinibita.
Volevo assolutamente trasgredire, fare qualcosa d'insolito.
Non avevo mai tradito la mia compagna, non riuscivo a cancellarla e rimanevo ancorata ai
nostri ricordi.
Per dare un colpo netto al passato dovevo fare qualcosa di strepitoso che mi avrebbe dato
l'illusione che sarebbe finita.
Ero in lotta con me stessa ma avrei osato fin dove sarei stata capace di fare.
Volevo tradire.
Fabio mi fece l'occhiolino e mi fece cenno di seguirlo.
Raggiungemmo la hall dell'albergo.
Mi fece accomodare su una grossa poltrona di velluto mentre parlava con l'uomo della
reception.
Non dovetti aspettare molto: poco dopo m'avvicinarono entrambi.
Ero maledettamente emozionata, e mi rendevo perfettamente conto che stavo entrando in un
gioco pi grande di quanto potessi immaginare.
Giacomo, l'uomo della reception, compiacente, mi mostr la foto di una ragazza. Era veramente
bella e probabilmente quella foto non le rendeva merito, certamente di persona doveva essere ancora
pi bella.
Mi chiese, quasi alitandomi in un orecchio, se quella ragazza m'interessava e se mi andava di
conoscerla.
M'inform che l'avrebbe invitata a raggiungermi ed era certo che da l a poco sarebbe arrivata.
Rivolsi il mio sguardo a Fabio che assisteva sornione alla scena, e guardava divertito il mio
imbarazzo.
Fece allontanare Giacomo e mi assicur che gi un'altra volta gli era stata chiesta una cosa del
genere, e di non preoccuparmi affatto.
Si trattava di una ragazza lesbica, amica di Giacomo che non disdegnava di conoscere altre
donne lesbiche, e poi se l'incontro sarebbe stato gradevole per entrambe avrebbe anche potuto decidere
di fermarsi tutta la notte con me.
Supposi che si trattasse di un giro di prostitute lesbiche per donne lesbiche e sebbene
m'imbarazzasse molto quel pensiero ero talmente coinvolta in quel gioco che pensai sarebbe stato
stupido e ingenuo da parte mia tirarmi indietro.
Del resto me l'ero cercata, non era forse quello che mi ero prefissa?
Pur di non pensare a Sandra ero disposta quasi a tutto!
Chiesi a Fabio se dovessi pagare, ma lui mi rassicur dicendomi che non era una prostituta, ma
un'amica di Giacomo.
Ero molto imbarazzata, per la prima volta stavo accingendomi a fare una cosa che mai e poi
nella mia vita avrei creduto di poter fare.
Vivevo la situazione sapendo bene che mai pi avrei vissuto un'esperienza del genere ed ero
talmente catturata da quelle insolite emozioni che sebbene mi sentissi terribilmente imbarazzata e certa
che all'indomani tutto il personale avrebbe avuto qualcosa di nuovo da dire, e sul quale ridere,
spettegolare e divertirsi, che proseguii nel mio gioco, nel mio farmi male, fino quasi a violentarmi.
Indubbiamente sarebbe girata la voce che una cliente lesbica aveva portato in stanza una
sconosciuta, e per quanto mi rassicurassero che fosse solo una loro amica, sentivo che non era affatto
vero.
Era sicuramente una prostituta lesbica, e nonostante fossi assillata da questo pensiero, non mi
tirai indietro e mi chiesi se anche gli uomini si ponessero lo stesso problema.
In quanto al fatto che ci sarebbero state delle chiacchiere su quell'episodio la questione non si
poneva.
Ma chi se ne fregami risposi mentalmente e senza indugi.
Mancavano solo 4 giorni al rientro, quando mai sarei ritornata in quello stesso albergo, allo
stesso posto?
Constatai che quel gioco mi eccitava enormemente e che a quel punto, non volevo affatto
tirarmi indietro.
Accettai, e Fabio fece cenno a Giacomo di avvertire telefonicamente la ragazza.
Giacomo si rec in ufficio, al di l dei vetri lo vidi comporre un numero di telefono. Lo vidi
parlare, accennare qualche sorriso, poi mise gi il telefono e diresse lo sguardo verso noi due, alz la
mano sinistra e ci mostr il palmo stretto e l'indice rivolto in alto.
Ok, ormai era fatta.
Fabio m'incoraggi dicendomi che conosceva la ragazza, che sarebbe arrivata, e che di lei
potevo fidarmi, era una ragazza di buona famiglia, e non c'era da preoccuparsi.
Come puttane per uomini soli 
Pensai tra me e me, e mi chiesi quale delle due era pi puttana dell'altra, ma la curiosit
incalzava sempre di pi.
Quella notte avrei fatto l'amore.
Quella notte, per la prima volta, avrei pagato per fare all'amore.
Sandra mi torn in mente prepotentemente, avevo l'opportunit di mettermi alla sua stessa
stregua: l'avrei tradita.
Nel frattempo Michela era giunta a pochi passi da me.
Sentivo addosso il suo sguardo ovunque andassi, ma oramai ero presa dal pensiero di conoscere
questa tipa che sarebbe arrivata da l a poco.
Trascorse circa un'ora quando mi avvicin una bellissima ragazza, molto femminile, truccata,
indossava jeans bianchi e una camicia azzurrina che metteva maggiormente in risalto l'azzurro dei suoi
occhi.
Mi chiedevo come vedeva me, poi pensai che non era tipo da farsi tante domande se era stata
chiamata solo per trascorrere una notte con una donna.
Che fossi stata vecchia, giovane, bella o brutta, lei era l solo per far compagnia, per scopare
con una donna, un'emerita sconosciuta cos come fanno le prostitute quando vanno con gli uomini.
Mi sentivo squallida, e rifiutavo di darmi una spiegazione.
C'era qualcosa in tutto questo che stonava, che non mi andava, sarei riuscita mai a trattare una
mia simile come una puttana?
Proprio io che denigravo e detestavo gli uomini che pagano le donne sfruttandole, io che ero
sempre dalla parte delle prostitute perch sfruttate, malmenate, discriminate, derise, offese.
Nessuna differenza adesso tra me e un uomo che paga una donna per il proprio piacere, ma cosa
stavo facendo?
Non sapevo pi che fare per portare a termine quest'assurdo gioco di viziata ragazza in vacanza.
Mi sentivo strana eppure non riuscivo ancora a prendere una decisione. Potevo pagare
semplicemente, mollare tutto ed allontanarmi, ma non lo feci.
Il suo nome era Jamine, una ragazza d'origini tunisine.
La pelle liscia e bruna, eppure gli occhi azzurri e cos profondi.
Forse la consolava avere dinnanzi una ragazza giovane, magari avrebbe apprezzato il colore dei
miei occhi verdi, la sinuosit del mio corpo, e l'incontro sarebbe stato meno disagevole per tutte e due.
Dopo esserci presentate si offr di ritirarci in camera.
Quello fu il momento pi imbarazzante di tutta la mia vita.
Michela intanto mi fissava incredula: sicuramente aveva capito tutto.
Fabio quando vide che stavamo avviandoci verso la mia camera mi fece l'occhiolino in un
cenno d'intesa e Giacomo rimase al suo posto dietro il banco della reception senza mostrare nessun
interesse.
Seguita da Jamine ci dirigemmo verso l'ascensore.
Raggiungemmo la mia stanza, e chiusi la porta alle nostre spalle.
Avevo imbarazzo a guardarla negli occhi e vergogna al pensiero di quello che poteva pensare di
me. Come mi viveva? Cosa le era stato detto? Come mi aveva immaginata? E ancora: con quante lo
aveva fatto?
Chi era quella ragazza dinnanzi a me?
Di certo era costretta dalla povert.
Lo faceva per soldi ad andare a letto con donne, perch ne aveva bisogno.
Tanta gente a Tunisi non ha di che vivere e forse  una delle tante senza lavoro che piuttosto
che prostituirsi con uomini, preferisce farlo con donne
Pensavo questo mentre non riuscivo a guardarla negli occhi.
Ma cosa m'importava?
Sarei stata capace di farci sesso?
Turbinosi pensieri, quante inibizioni mentre lei con i suoi occhi dolci, in silenzio, mi scrutava.
Cosa avrei dovuto chiederle l per l?
Il suo onorario?
Il suo prezzo?
Il suo cosa?
Percep i miei pensieri e mi disse:
Quanto tempo vuoi stare con me? Prendo 100 dinari l'ora.
Erano le tre del mattino, rimanendo con lei fino alle sei avrei speso trecento dinari, e cento li
avevo dati al ragazzo della hall, bh, mi dissi,
sono stata con una puttana di lusso!
Triste consolazione.
Provavo tenerezza per lei.
La dolcezza che aveva impressa negli occhi, le movenze delicate, un sorriso timido che mi
lasciava spiazzata.
Tutto lasciava intendere tranne che fosse l per passare una notte a pagamento con me.
Mi chiesi se fosse davvero lesbica, o per soldi andava con tutti.
Continuai a chiedermi come fanno gli uomini ad andare con donne che non conoscono, di cui
non sanno nulla, e come possono queste poverette permettere che facciano a loro di tutto.
Ed io come donna come avrei preteso?
Ero in gioco e dovevo giocare sino in fondo...
Cosa sarebbe successo?
Intanto Jamine con il suo stentato italiano mi assicurava del suo buon stato di salute, e cominci
a parlarmi anche della sua famiglia per mettermi a mio agio.
Avvertiva il mio imbarazzo e sorrideva.
Restammo a parlare per ore senza fare sesso.
Fu dolcissimo baciarla, ed altrettanto dolcissimo quando dovette andare via, e la vidi uscire
dalla mia stanza.
Non mi chiese niente perch non aveva 'soddisfatto' la sua cliente, ma era stata felice perch
aveva trascorso una notte intera a parlarmi di s.
Non credo ci rivedremo mai pi, ma  un' esperienza che custodir dentro di me, e che non
dimenticher mai pi.
Sono tornata a casa.
Da molto tempo Sandra non  pi nei miei pensieri.
E non lo devo alla mia vacanza...
L'amore?
Credo d'averlo incontrato sulle ali di una farfalla
lungo il sentiero che porta all'oblio della ragione.
Tra le spine di un roseto
innaffiato da lacrime di amanti secolari
tra il vento che disperde petali di rosa,
nei raggi del sole che brucia teneri boccioli.
Credo d'averlo visto tra scoscesi dirupi
incontrare foci di fiumi
e disperdersi tra onde di mari agitati
per poi frantumarsi su acuminati scogli
di coste erose dal tempo.
Credo sia quell'attimo di magia
che si posa su labbra,
e si adagia sul cuore di giovani donne
che ne assaporano la dolcezza di baci e sorrisi
e l'amaro di dolore e lacrime.
Credo d'averlo visto nei suoi occhi,
e toccato accarezzando il suo corpo
perdendomi tra le onde dei suoi pensieri,
navigando sulla scia dei suoi sguardi
per poi affondare nell'intimo del suo essere.
Sei tutto quanto
Sei tutto quanto non avr mai.
Potrei avere mai la luna?
Una stella?
Un immenso d'amore nel quale
perdermi, smarrirmi, specchiarmi.
Ritrovarti per riprenderti
l dove ti nascondi dietro
la tua consuetudine
la quotidianit
la logicit
la razionalit
il previsto.
Non m'impedisci di sognare ma
se potessi entreresti nei miei sogni
e ne segneresti i confini.
Plachi la mia istintivit
la mia impulsivit
ripetendo cento, mille volte
Mi travolgi
e non t'accorgi che il mio amore
colora le tue parole
illumina i tuoi occhi.
Sei tutto quanto non avr mai.
Irraggiungibile stella di un mondo
ai limiti delfine,
immenso impenetrabile nel quale
perdersi specchiarmi, inebriarmi
stordirmi, illudermi, vivere.


7. Sabrina.
Sebbene fosse passata l'et dell'adolescenza non avevo perso l'abitudine di scrivere un diario ed
annotare ci che mi succedeva, mi divertiva o mi provocava particolari stati d'animo.
Spesso mi chiedevo cosa avrei provato rileggendolo, ed appuntavo sogni e desideri che avrei
voluto si avverassero in un futuro prossimo.
Cos per caso, durante un trasloco di casa da una parte all'altra della citt, mi capit tra le mani
uno di quei vecchi diari che avevo scritto anni addietro.
Era uno degli ultimi scritti a mano.
Ricordai che avevo smesso di scrivere all'et di trenf anni.
L'avvento del computer aveva rivoluzionato la mia vita, la curiosit era tanta e mi spinse ad
acquistare un computer e da allora cominciai a scrivere dalla tastiera di un pc.
Il ticchettio dei tasti mi divertiva e trascorrevo buona parte del mio tempo ad imparare come
salvare files, programmi, e quando mi sentivo in vena, scrivevo anche di me.
I diari di una volta li avevo ben custoditi e nascosti in una vecchia cassapanca nell'angolo del
ripostiglio di mio nonno.
Le chiavi avevo fatto in modo non le trovasse mai, e cos per pura casualit mi ritrovai, dopo
tanti anni a riaprire quella cassapanca e i miei vecchi diari ripresero a vivere con il loro bagaglio ricco
di passato.
Tra i tanti uno in particolare attir la mia attenzione.
Foderato in pelle di colore rosso con su scritto a mano Anno da non dimenticare
Ricordai che avevo l'abitudine di annotare nell'ultima ultima pagina del diario qualche frase che
servisse da chiave per farmi ricordare in un attimo i fatti salienti accaduti quell'anno, cos mi bast
rileggere quella frase e sulla scia di una improvvisa quanto esagerata curiosit cominciai a sfogliare
quelle pagine con attenzione.
Era il diario che scrivevo quando amavo Sabrina ed il suo ricordo mi produsse un fremito, il suo
nome rimbomb in testa, mi scosse il cuore e tutto, all'improvviso, ritorn alla mente.
Andai a ritroso nel tempo a venti anni prima quando Sabrina rappresentava per me l'unico
amore, la compagna della mia vita.
Mi accomodai su una vecchia poltrona, concentrata, attenta.
Mi bast aprire la prima pagina per lasciarmi catturare da decine di pagine scritte a mano con
biro ad inchiostro nero.
Era del 1982.
Ricordai con nitidezza quel periodo.
Il mio cuore batteva forte, sembrava schizzasse fuori dal petto tanto le immagini erano chiare ed
i ricordi intatti, ed il suo volto, le sue espressioni, il suo sorriso mi tornarono alla memoria.
Sabrina, proprio lei. Erano anni che non la vedevo, quanto tempo era passato, mi chiedevo
come per riagguantare giorni trascorsi cos tanto velocemente.
Venti anni mi ripetevo come in trance e Sabrina rispunt, salt fuori da quelle pagine ingiallite
dal tempo ma mai dimenticate, mai strappate, mai cancellate, ed incredibilmente s'affacci alla soglia
del mio cuore ed il mio presente divenne inspiegabilmente passato.
Chiusi gli occhi e la rividi l a regalarmi quella carezza mancata, un lieve bacio rubato al tempo.
Tutto torn a vivere ancora come una volta, come allora.
I ricordi erano cos luminosi, cos presenti, cos chiari, persino quell'attesa, quel desiderio di
allontanarmi, quel coraggio di andare via pur di dimenticarla.
Era un periodo che mi esaltava il pensiero di partire.
Mi sembrava eterna l'attesa e pi contavo le ore pi sembrava si prendessero gioco di me.
Quelle ore che si adagiavano sonnecchiose sui giorni del calendario cullate dalla nenia del tempo, e ne
rallentavano il trascorrere senza entusiasmo, apatiche e schive.
Mi caricavo d'energia quando scorrevo il calendario e cancellavo i giorni trascorsi uno dietro
l'altro fino ad arrivare a quello che avevo evidenziato in rosso: il giorno della partenza. Sarebbe stato
un viaggio che mi avrebbe aiutato a dimenticare.
L'intenzione c'era, la volont anche, per quanto non sapessi bene come ci sarei riuscita, ma non
dovevo lasciare niente d'intentato.
La giornata uggiosa non aiutava il mio stato d'animo: folate di vento staccavano foglie ingiallite
dai rami degli alberi facendole volteggiare nell'aria, ed io, dai vetri della mia finestra contavo le foglie
che cadevano fino ad adagiarsi sull'asfalto bagnato. Non distaccavo lo sguardo dai vetri della finestra,
mi sentivo maledettamente triste e sola, un'anima in pena come una foglia staccata dai rami del cuore.
Le foglie seguitavano a volteggiare, il vento soffiava senza mai fermarsi un attimo.
Consapevole che il giorno dopo quelle foglie sarebbero state raccolte e bruciate nel campo di Giacomo,
avrei voluto che i miei pensieri venissero anch'essi bruciati ed avrei voluto assistere a quello spettacolo
e godere vedendoli andare tutti in fumo, perch nei miei pensieri c'era lei, e maledizione in quei
momenti mi mancava tanto, nonostante non volessi ammetterlo.
Sarebbe bastato un attimo solo per stabilire un contatto con lei, bastava dirigermi in sala,
avvicinarmi al telefono, sollevare la cornetta, comporre un numero e chiamarla, ma a cosa sarebbe
servito? Non certo a lenire la mia solitudine anzi avrei peggiorato ulteriormente il mio stato d'animo se
al di l del filo avessi udito la sua voce implorarmi di ripensarci, di rifletterci ancora. Accantonai
quell'idea e ripresi a fissare oltre i vetri della finestra: strada deserta, il bar di fronte chiuso. Ricordo
anche il giorno, un marted allucinante. Il tempo... non passava e la mia tristezza aumentava.
Ancora una settimanapensavo tra me e me e poi partoMagra consolazione ma serviva al
mio scopo.
Chiss se avrebbe funzionato il vecchio detto lontano dagli occhi, lontano dal cuoreed io
volevo funzionasse, volevo andare via, volevo allontanarmi da lei.
Destinazione Capri.
Avrei riempito gli occhi di nuovi colori, e nuovi volti ma soprattutto sarei stata lontana da lei
centinaia di chilometri. Era assodato che non potesse continuare la nostra relazione, lo sapevamo bene
entrambe per quanto lei tentasse di convincermi che buona parte delle colpe era mia.
Non aveva senso addossare solo a me la responsabilit della nostra diversit caratteriale. Venire
a compromessi non mi piaceva e non mi rassegnavo al suo modo di essere.
Sabrina asseriva d'amarmi, eppure, la causa che mand in malora il nostro amore era quel suo
modo ambiguo di comportarsi con le altre. Non tralasciava nessuna occasione, sembrava lo facesse
apposta per farmi disperare, forse per ingelosirmi. Non so per quanto tempo ancora avrei potuto
reggere quell'ibrida situazione, ero consapevole che qualsiasi decisione avessi preso sarebbe stata
comunque dettata dalla mia impulsivit ed avrebbe causato dolore, ed accadde proprio quanto avevo
sentito.
Leggevo quel diario con voracit, non riuscivo a smettere, la lettura mi prendeva, mi
coinvolgeva e le ore trascorrevano senza rendermene conto.
18 Marzo 1982
E' il primo giorno che sono a Capri.
Ieri mattina alle 5,40 Sabry mi ha accompagnata in stazione. Ho incontrato il resto del gruppo
alle sette, nel piazzale della stazione di Reggio Emilia. Mi ha salutata con un forte abbraccio, un bacio
sulle guance e poi l'ho vista sparire inghiottita dalla coltre di nebbia che c'era. Siamo partiti per
Bologna dove avremmo dovuto prendere l'aereo alle ore 10.55. Arrivati puntuali in aeroporto all'ora
stabilita la fitta nebbia ci ha impedito di decollare e dopo aver sbrigato le pratiche d'imbarco, ci hanno
dirottato a Forl.
In pullman ho conosciuto una simpaticissima ragazza, Fabienne, di nazionalit francese ma vive
in Italia da 20 anni. Ci ha stressato per tutto il percorso, da Bologna a Forl col suo timore di perdere le
valigie.
La giornata si prospetta beneho pensato tra me e me.
Ho riso divertita a tutte le sue battute e poi al mio fianco avevo Mirta. Grande stupore quando
mi sono accorta che anche lei faceva parte del gruppo. Mi  passato per la testa un pensiero ed ho
sorriso.
Porca miseria, lei sa che sono lesbica!
Chiss cosa ha pensato quando mi ha vista e quante elucubrazioni s' fatta immaginandomi a
letto con una donna. Ho pensato che se con me ci fosse stata Sabry ci saremmo divertite. E' bastato
questo pensiero ed ecco che ha preso posto nei miei pensieri, poi ho fatto di tutto per cancellarla, non
volevo cominciare un soggiorno con lei nella testa, nel cuore.
Mi rendo conto che questo viaggio  solo un palliativo, ho l'impressione di non riuscire affatto
nel mio intento, sembra cos assurdo: come posso dimenticarla, forse accantonarla in un angolo del mio
cuore potrebbe bastare? Riuscirebbe a lenire parte del dolore che nutro dentro?
Fabienne per fortuna mi distrae e mi permette di riagguantare il presente. E' sempre preoccupata
per le sue valigie, ne ha una pi piccola che tiene con se e dalla quale non si separa mai.
Ma cosa hai di tanto importante in quella valigetta?le ho chiesto.
Mi fissa un attimo, poi sorridendo mi rassicura informandomi che in quella valigetta non c'
nessun materiale esplosivo ma diverse cose di fondamentale importanza, soprattutto le sue mutande.
Scoppio in una fragorosa risata. Con Fabienne a Capri trascorrer una simpatica vacanza, e mi piace
anche,  tanto carina, chiss cosa penserebbe di me se le dicessi che sono lesbica. La incuriosirei? Mi
diverto ad immaginare situazioni imbarazzanti che potrebbero capitare se solo dovessi accennarle del
mio interesse per lei. Devo o no dimenticare Sabrina?
Penso di nuovo a lei,  pi forte di me.
Non avrei mai voluto vederla in quegli atteggiamenti ambigui con le nostre amiche,
m'infastidisce, non credo d'essere ossessiva, amare  anche libert certamente, ma osservare quando
civetta con altre proprio non mi va gi.
Lei mi ripete che non c' niente di male nel suo comportamento e afferma che le sue sono
dimostrazioni affettive e pretende che io le creda.
Ho cercato di farle capire che mi da fastidio vederla fare la smorfiosa, ma lei insiste. E' convinta
che io sia gelosa, che la opprimo e devo smettere di non fidarmi di lei.
Avrei anche potuto crederle se non fosse diventato eccessivo gestire i suoi atteggiamenti, le
attenzioni rivolte alle altre anche in mia presenza,  questo che ha causato l'inizio della fine.
Mi ritrovo a diecimila metri d'altezza con la testa tra le nuvole, osservo Fabienne col suo volto
sorridente, ma  preoccupata, ha sempre timore possa accadere qualcosa, adesso  seduta di fianco ad
una signora, probabilmente la pi anziana della comitiva, intanto i miei pensieri riprendono la loro
corsa, e rivedo Sabrina.
Ripasso a setaccio quanto le avevo detto prima di partire, ricordo di averle detto che se mi fosse
capitato di vivermi un'avventura non mi sarei tirata indietro e lei non ha battuto ciglio, come ha potuto?
Pensare che gliel'ho detto per ingelosirla, per provocarla, o forse solo per sentirle dire che ci sarebbe
rimasta male se davvero fosse accaduto.
Pretendevo da lei parole che so bene non avrebbe mai detto.
Avrei voluto sentirmi dire ti amo, divertiti, ma non tradirmiinvece ha sorriso non proferendo
parola, niente.
Cronaca di una separazione annunciata direbbe la mia amica Luisa se lo sapesse. Lei ha sempre
capito che tra noi c'era qualcosa che non andava ma io non ho mai voluto ascoltarla. Continuo a
pensarla e comincio a nutrire il dubbio che questo viaggio non mi aiuter affatto.
Secondo giorno del mio soggiorno.
Quando rilegger questo diario ricorder questi attimi intensi che sto vivendo. Non sono forse
partita per non pensarla?
Voglio distrarmi e rileggo quanto ho scritto del mio arrivo a Capri.
Mi piace rileggermi mi da l'impressione di essere protagonista, prima attrice di un film. Calco la
scena, recito la mia parte, con la differenza che le mie sono parti reali, consapevoli, istintive, senza
sceneggiatura.
Questo  il copione della mia vita.
L'albergo  bello, c' una hall enorme. Grossi lampadari illuminano un ambiente sobrio con
pareti piastrellate in stile arabesco, poi ci consegnano le chiavi delle stanze. La mia si trova al terzo
piano,  confortevole, spaziosa: ci star bene. Sto scrivendo che  mezzanotte passata, odo la voce del
mare e il frastuono delle onde echeggia nel silenzio che c' attorno. Ripongo nel cassetto il diario e
decido di mettermi a letto.
Sono sola, mi sento sola, vorrei lei accanto a me. Il suo pensiero mi fa star male ed il ricordo del
nostro fare all'amore mi eccita, ho l'impressione di averla accanto e ricordo l'ultima volta che l'abbiamo
fatto.
Era sola e l'appartamento era tutto nostro.
Sabrina lo divideva con un' amica ma era talmente piccolo che ne condivideva anche la stanza
da letto per questo quando riuscivamo ad essere libere facevamo all'amore senza remora alcuna.
Sabry riesce sempre a sorprendermi. Lei cos determinata e risoluta anche nel fare all'amore,
riesce a coinvolgermi in tutto, mi risuonano le sue parole.
Dai vieni a letto. 
L'aveva detto con un tono di voce che solo a sentirlo avevo avvertito un tonfo allo stomaco.
Riuscivo ad intuire quando desiderava fare all'amore anche da come parlava, gesticolava. Ogni sua
parola, gesto, era un trasmettere desiderio, desiderio d'amore, e quella sera avvertivo sulla pelle quanto
mi desiderasse sebbene non avessi la pi pallida idea di cosa avesse in mente.
La sua voce continuava a prendermi e le sue parole ad eccitarmi
Ho voglia di fare all'amore con tee mi abbracciava, mi stringeva senza smettere di parlarmi.
Com'erano ardenti e morbide le sue labbra e calda e tenace la sua lingua che sinuosa
s'intrufolava nella mia bocca.
Quanta passione mi trasmettevano quei baci, ed io rispondevo eccitata lasciandomi andare al
tocco delle sue mani. Sentivo l'umido della sua lingua sul collo, le nostre labbra parlavano e ribattevano
con amore, con dolcezza, sensualit, era un sentire comune, un reciproco desiderio di volersi, di
toccarsi, sfiorarsi, e quella sensazione mi eccitava tanto che i miei capezzoli diventavano turgidi come
sassolini.
Avvertivo la sua lingua scivolare sul seno, leccarmi i capezzoli, stringerli con le dita per poi
sfiorarli con delicatezza, catturando l'attimo propizio per stuzzicarli, mordicchiarli. L'imploravo di
succhiarli, di leccarli tanto li sentivo cos duri, eccitati e lei con maestria ci giocava attorno con la
lingua fino ad eccitarmi allo spasimo e costringermi ad esigere sempre di pi.
Le sue parole cos sensuali, provocanti, eccitanti accrescevano la mia fantasia in un turbino di
immagini e di desiderio fin quando il piacere lentamente mi avviluppava il corpo e perdevo
completamente la testa.
I  suoi lunghi capelli sulla mia pelle mi solleticavano il corpo facendolo vibrare, dolci fremiti
mi attraversavano quando intrufolava la sua testa tra le mie cosce per poi farmi avvertire il caldo umido
della sua lingua sul mio inguine, sentivo il clitoride farsi sempre pi duro, desideroso di raggiungere
l'orgasmo e di farle bere il mio piacere.
Era tutto cos armonioso, cos esaltante avvertire i primi colpetti di lingua sul clitoride, e le sue
dita che s'intrufolavano nella mia cosina. Riusciva ad aprirmi le porte ad un'estasi sublime. Quante
volte ci siamo perse nel nostro amore quante altre ci siamo rincorse, lasciate, prese, abbandonate, ferite,
offese, perdonate... quante volte avrei voluto trattenerla quando andava via, e quante altre lasciarla
andare quando mi faceva soffrire. Eppure non riesco ancora a fare a meno di lei, ed il pensiero del
nostro amore, delle volte in cui ci siamo amate ancora adesso mi eccita e vorrei fosse qua, eppure so
bene, Dio solo sa quanto so bene che continuare con lei  percorrere strade irte di dolore, e devo
dimenticare, solo dimenticare.
Quinto giorno di soggiorno
Ho telefonato due volte, e per ben due volte non sono riuscita a parlare con Sabry. Non dovrei
neanche pensarci ma  pi forte di me, la vedo ovunque, la sento accanto a me, devo essere proprio
fuori di testa. La compagnia  stupenda, adesso si  aggregata anche un'altra ragazza, sembra quasi dia
fastidio a Fabienne l'attenzione che rivolgo ad Elena quando s'aggrega al nostro gruppo.
Questi meccanismi saprei riconoscerli in una coppia lesbica, ma riscontrarli in Fabienne mi
sembra incredibile.
Sto facendo di tutto per non pensare a Sabrina, ma sembra impresa assai ardua, al mio ritorno
avr tante cose da fare.
Il 20 Marzo compie 25 anni, sono tre anni che stiamo assieme, e mi fa male constatare che sono
qua per dimenticarla cos come mi sembra assurdo continuare a conservare nel portafoglio la sua prima
lettera.
La rileggo tutte le volte che ho bisogno di sentirla vicina.
Credevo che mai e poi mai una storia come la nostra potesse finire invece, eccomi qua a
pensarla e a fatica cacciarla dai pensieri.
Ma come poteva scrivere parole cos belle?
Intanto stanno volando via questi giorni di ferie. Un viaggio che doveva servirmi per
dimenticarla, invece non  stato affatto cos.
Penultimo giorno del mio soggiorno e penso ancora a te.
Ho scritto per lei:
Solitudine
Mi prende quando ti cerco
negli angoli del mio appartamento
immaginandoti cucciolo nascosto per dispetto.
Quando cerco le tue valigie nell'armadio
illudendomi che sono ancora l...
mai pronte per essere chiuse,
mai pronte da riempire.
Solitudine mi prende quando il silenzio
mi da l'impressione che la tua voce fa eco alla mia
e lo stereo  ancora acceso
perch a te piace tenere alto il volume.
Quando il letto  disfatto,
e m'illudo che tra le lenzuola possa esserci
ancora tu addormentata
ad aspettare il mio rientro
.
Non so perch ho scritto questo, so bene che non servir.
Dovrei riuscire a far convergere tutte le mie energie per riuscire a dimenticarla, quanto costa e
quanto pagher questa scelta che implica solo sofferenza? Perch  cos difficile amare, perch cos
faticoso ed estenuante tentare di dimenticare una persona che si ama pi della propria vita? E' notte,
mancano pochi giorni poi questa vacanza finir. Sar triste e deludente quando mi render conto che
non  servito assolutamente a niente. Sabrina  ancora qua con me, mi veste addosso, mi vive dentro.
Ultimo giorno
Ancora in aeroporto. Tutto finito, tutto come prima e non  servito nemmeno l'aiuto di Fabienne
alla quale proprio due giorni fa ho confidato il mio essere lesbica. Credevo di stupirla, avevo persino
pensato che sapere di me l'avrebbe infastidita invece mi ha abbracciata, ha sorriso dicendomi che niente
compromette la nostra amicizia anche se conduciamo una vita differente, un modo di pensare diverso.
Non so cosa ne sar di me adesso, non so come comportarmi con Sabrina, avr mai il coraggio
di dirle che ero partita con l'intenzione di tradirla? Devo ammettere che ancora l'amo e che faccio fatica
a dimenticarla, forse un giorno, un giorno riuscir a liberarmene ma adesso voglio correrle incontro
quando la vedr in stazione, abbracciarla, e dimenticare di voler dimenticarla.
Stanotte voglio fare all'amore con lei e domani, domani sar un altro giorno.
Smisi di leggere quel diario, lo riposi nella cassapanca.
Avevo le lacrime agli occhi quando ricordai che al mio rientro Sabrina era ad aspettarmi, e fu
lei a venirmi incontro, e quando arrivammo a casa facemmo l'amore e fu una notte dolcissima, ma il
giorno dopo, poco prima che andassimo a lavorare, mi trattenne per un braccio e mi preg d ascoltarla.
Aveva solo poche parole da dirmi, poche, ma dolorose e precise.
Mise tra le mie mani la lettera che le avevo scritto prima di andare via pregando di leggerla.
Trovavo assurdo questo suo comportamento ma acconsentii e la lessi mentre l'emozione saliva
lentamente provocandomi freddo nel cuore.
'Sabry, posso andar via dalla tua vita se vuoi.
Cerca almeno di comprendere che mi fa male vederti quando fai la stupida con altre donne. Ma
quanto vuoi possa continuare il nostro amore vissuto in questo modo? Eri una persona speciale, con te
avevo scoperto una nuova dimensione, l'amore senza nome, il sogno distratto. Ecco dove nasceva quel
desiderio forte che ci legava e che ci rendeva speciali in barba a tutto e a tutti. Potevo esserci un giorno,
una notte con te e tutta l'eternit e l'infinito si tratteneva l con noi. Io questo l'ho vissuto... poi sparivi.
Quante volte sono stata bene e quante altre mi hai causato sofferenza, e da questo verr via, e so che
non mi fermerai che me lo permetterai, e sar triste e doloroso quel momento, ma capiter lo so.
Avverto che tra noi, prima o poi finir ed  per questo che voglio partire ed andare.
Dimenticarti Sabry sar doloroso, ma serve a non farci soffrire domani. Ciao Sabry, aiutami a
dimenticarti.
Poi con voce sommessa aggiunse.
Chiudiamo questa storia, so bene che avresti voluto questo, io non cambier mai, sono fatta
cos, non me la sento di vivere una storia, una relazione che mi opprime, che mi fa sentire prigioniera.
Tu non ammetti che rida, che scherzi con altre, allora  giusto tu vada per la tua strada, io per la mia 
Rimasi senza parole ma avrei voluto dirne tante, avrei voluto chiederle del perch di
quell'ultima notte d'amore, ma le parole rimasero bloccate in gola quando vidi pronta la sua valigia. E
se ne and.
Solo qualche anno dopo amiche in comune mi rivelarono che faceva la spogliarellista in un
locale gay. Non chiesi mai pi niente, non volli mai pi sapere niente. Mi trasferii per lavoro due anni
dopo, e se il destino non avesse voluto che ritrovassi questi diari non avrei riassaporato lo stesso dolore
di allora, adesso a distanza di venti anni non posso fare altro che dare nome a queste mie lacrime.
La ragazza che amavo non c' pi
La ragazza che amavo non c' pi
persa nei meandri di amori profani
che lasciano segni sul corpo
in nome di effimera passione.
Urlano sgomente semplici frasi d'amore
in cerca d'impossibile salvezza
invocano disperata purezza d'anima.
E'l'urlo dell'anima
che vive ormai in contorte
corrotte intenzioni lascive.
Eppure cerca rifugio in timide carezze
in sguardi puliti, in lacrime purificatrici
da chi sapeva veramente infondere calore.
La ragazza che amavo non c' pi.
Quella con occhi chiari
che sapeva parlare d'amore
che dava tenerezza, amore, passione.
E'sepolta nei ricordi pi remoti
eppur ancora palpitanti dentro
presenti nella mia mente
laddove stanno prendendo posto le mie sofferenze
laddove siede accanto la sua realt:
un vivere che non le lascia dentro niente.
La ragazza che amavo non c' pi...
non vive pi in me.
Se tu mi amassi
Se tu mi amassi
tu incantatrice di pensieri
che lasci percorrere sentieri mai battuti
indicandone strada ai solo
viandati di sogni
se tu mi amassi
io respirerei amore.
Saresti mia compagna
affiancandomi giorno dopo giorno
verso mete ignote
e rendendo docile
il mio spirito ribelle.
Se tu mi amassi
darei nome al mio sogno
acqua alla mia sete
sole al mio freddo
luce al mio buio
colore alla mia tela....
se solo tu mi amassi.
Felicit
L'ho incontrata ieri in occhi che si credevano estranei.
L'ho vista nelle loro mille parole, tenerezze, gesti
l'ho sentita nel profumo della loro pelle
nel tono della loro voce
nelle espressioni fugaci
e qualche volta disorientate
mentre, complici, si spiavano.
Sembravano tutt'uno con l'immenso
sembravano idilli, angeli senza ali
la loro energia intensa, compatta, avvolgente
coinvolgente, vicina, lontana, incorporea.
L'ho incontrata ieri
anche se non m'appartiene
per un attimo l'ho sfiorata
mi ha regalato un brivido
un'emozione ed ha colorato
quel sogno che avevo nel cassetto.
Un attimo solo mi ha accarezzata
infondendomi calore
ed io l'ho permesso appena
... poi sono scappata via!


8. Silvia.
Tutte le mattine era una corsa frenetica per trovarmi puntuale alle sette e mezza al bar del centro perch sapevo d'incontrarla a quell'ora.
Ero abile a non farle capire che mi trovavo l apposta per vederla.
La guardavo di nascosto, mi piaceva molto ma la mia timidezza mi impediva sguardi pi diretti: non volevo essere vista mentre arrossivo!
C'erano momenti in cui avevo l'impressione che m'aspettasse, come se sapesse che ci saremmo
incontrate eppure tra noi non vi erano state parole se si esclude il cordiale buongiornoo qualche
sporadico ciao.
Mi chiedevo se mai avesse intuito quanto mi piacesse quando senza nemmeno sfiorarci
uscivamo dal bar per dirigerci verso le nostre rispettive mete.
Il suo nome Silvia, il volto radioso, gli occhi lucenti, il suo corpo attraente, snella e sensuale...
chiss se mai si sarebbe accorta di me.
Abitavamo a pochi isolati di distanza e da mesi andavo escogitando un sistema per parlarle, per
fare amicizia, e fu solo per una fortuita combinazione che una mattina fermandomi a bere un caff
m'accorsi che c'era anche lei. Pensai che sarebbe stata una buona idea se ci fossi capitata anche il
giorno dopo anche solo per verificare se a quell'ora era presente, cos tutte le mattine e alla stessa ora
divenni frequentatrice abituale del bar del centro e consumavo il mio cappuccio.
Le mie speranze ebbero esito positivo perch da quel giorno cominciai ad incontrarla e a
vederla spesso. Qualche giorno dopo cominci a notarmi anche lei, ma nessuna delle due osava
avvicinarsi, scambiare qualche parola e m'inibiva terribilmente il timore che non le importasse di me,
che non intuisse nemmeno lontanamente quanto mi piacesse.
Silvia era bella, un sorriso dolce le illuminava gli occhi di colore nero, molto profondo, ed
aveva lunghi capelli che le coprivano buona parte della schiena. Ero completamente persa di lei e non
sapevo come fare per conoscerla e riuscire almeno ad esserle amica.
Ogni volta che la vedevo mi torturava il pensiero di come avrei potuto avvicinarla e mi
chiedevo con quali parole le avrei detto dell'attrazione che provavo, del desiderio che mi assaliva
quando la pensavo, quando la immaginavo nuda tra le mie braccia, quando sognavo di fare all'amore
con lei.
Giorno dopo giorno per me si faceva sempre pi urgente rivederla, al punto tale che mi faceva
star bene, e sorridere anche solo la speranza che potesse avvicinarmi, che potessi incuriosirla, ed
ignoravo che il nostro inizio era gi alle soglie del presente e cominciava a bussare ai nostri cuori prima
ancora che noi due stesse lo percepissimo.
Seppi solo qualche tempo dopo che a quel tempo anche lei mi desiderava ed aspettava che fossi
io a muovere i primi passi, ma... nonostante le molte volte in cui fummo ad un passo, le nostre
rispettive timidezze c'impedirono di formulare parole, di fare il primo gesto.
E nessuna delle due poteva sapere che i nostri silenzi avevano gi parole, e i nostri sguardi
carezze.
La casualit di un gesto propizi il nostro primo contatto fisico ed avvenne mentre stavamo
prendendo la zuccheriera nello stesso momento.
Ci sfiorammo le mani involontariamente e quel breve contatto bast a farci arrossire e per farmi
avvertire un fremito che mi scosse dentro investendomi l'anima come un uragano.
I nostri timori crollarono come montagne di carta e senza indugiare ci scambiammo qualche
parola, delle impressioni, ci guardammo per la prima volta negli occhi e fu talmente splendido
trattenersi a chiacchierare, rimanere in compagnia, che fissammo d'incontraci ancora e optammo che
l'idea migliore era quella di rivedersi a casa di una delle due.
Era quello che speravo, che desideravo gi da tempo, e d'istinto, per timore che potesse
cambiare idea la invitai a casa mia la sera stessa.
Tentenn un po' al mio invito cos fulmineo ma non rifiut. Quella sera stessa sarebbe venuta a
trovarmi.
La serata era stupenda ed il cielo, mai come quella sera, era tappezzato di stelle, la luna brillava
pi del solito tutto sembrava risplendesse apposta per noi. La mia attesa accresceva col passare del
tempo e per me era sempre pi difficile gestire quella sorta di desiderio che sentivo appiccicato addosso
solo all'idea di poterla rivedere di l a qualche ora.
Fin dal primo pomeriggio ero esaltata al pensiero che sarebbe stata a casa mia, che avrei potuto
parlarle tranquillamente, e che probabilmente, sarei riuscita a confidarle dell'attrazione che provavo per
lei malgrado fossi preoccupata per la reazione che avrebbe potuto avere.
Tuttavia ero confortata dall'idea che se non avesse voluto incontrarmi di sicuro non avrebbe
accettato il mio invito.
Intanto le ore trascorrevano galoppando sui miei pensieri fin quando non sentii suonare il
citofono.
Corsi ad aprire in preda alla totale agitazione e col cuore che correva all'impazzata. Mi fu
davanti in tutta la sua bellezza.
I suoi occhi mi penetrarono l'anima, e feci fatica a frenare l'impeto di stringerla a me, mi limitai
a stringerle la mani, le feci segno di seguirmi in sala, e ci accomodammo sul divano.
Eravamo imbarazzate, emozionate, sentivo e percepivo anche la sua di timidezza.
Per rompere il ghiaccio le feci notare la grossa statua di marmo che rappresentava una dea posta
in un angolo della sala, raccontandole di quando la comprai, e della fatica che feci a portarla su in casa
dal momento che pesava un bel po'.
Rise divertita.
Bast questo piccolo espediente per farla sentire a suo agio.
La sentii pi tranquilla e senza fretta cominciammo a parlare di noi.
Le sigarette si spegnevano in continuazione fino a riempire il massiccio posacenere di cristallo.
Avvertivo forti emozioni, non riuscivo ad essere del tutto razionale e cercavo tra un discorso e
l'altro il momento propizio per esporle i miei sentimenti.
Non sapevo che Silvia avesse gi intuito tutto e che non aspettava altro che il momento in cui
avrei trovato il coraggio di dichiararle il mio sentimento.
E quell'attimo fu quando io, seduta al suo fianco, dapprima le sfiorai le mani per poi stringerle
nelle mie, ed istintivamente le nostre labbra si avvicinarono.
Fu un parlare e rispondere di labbra: i baci si susseguirono, le nostre mani spinte dal desiderio
di sentire cercarono, frugarono, accarezzarono ogni centimetro del nostro corpo.
Fu come se ci conoscessimo da tempo, come se ognuna delle due sapesse gi dove sfiorare ed
accarezzare.
Ci lasciammo andare sul divano e mi trovai stesa sul suo corpo.
Ci baciammo con passione e ripetutamente mentre il desiderio saliva sempre di pi. Quel
desiderio di donarsi, di sentirsi l'una nell'altra aumentava sempre di pi.
Cominciai a spogliarla, contemporaneamente lei eseguiva incantata tutti i miei gesti, e per
gioco, forse per magia, per desiderio ci ritrovammo nude.
Il suo corpo era bellissimo, il seno tondo, piccolo, i suoi capezzoli come due rosse ciliegine,
cominciai a leccarli, a succhiarli. Le mie mani scorrevano lungo il suo corpo avide di sentire, fin
quando non mi trovai a sfiorare la sua cosina umida, vogliosa di sentirmi e l'accarezzai con le mie dita,
le sfiorai il clitoride mentre avvertivo il suo desiderio crescere accompagnato dai suoi gridolini di
piacere che mi facevano completamente impazzire mentre il mio desiderio di sentirla accresceva
sempre di pi.
Facemmo l'amore una notte intera e ci svegliamo all'alba ancora strette una nelle braccia
dell'altra.
Fu stupenda la nostra prima volta d'amore, fu meraviglioso dare parole ai nostri silenzi, voce
alle nostre emozioni, e mani al nostro desiderio. C'incontrammo spesso ed ogni volta cresceva il
desiderio di rivedersi, raccontarsi, amarsi. Non avevo mai compreso prima di allora, prima d'incontrare
lei, il senso della felicit.
In quegli occhi, nelle sue mille parole, nel suono della sua voce ebbe inizio la mia gioia.
Eravamo un tutt'uno con l'immenso, angeli senza ali, che spaziavano da un sogno all'altro e quando in
paese si camminava mano nella mano, la gente curiosa spiava, guardava, chiacchierava, ma a noi non
importava niente, noi due eravamo il mondo, eravamo l'amore.
Riconosco
Riconosco la mia compagna
dalla luce dei suoi occhi:
colore del mare azzurro
sulle cui onde navigo
raggiungendo il porto del suo cuore.
Dal tono della sua voce
Quando mi parla
quando chiede
quando sussurra
dolcemente il mio nome.
Riconosco la mia compagna
dall'odore della sua pelle
che sa di dolce, di selvatico
di primavera, di pioggia, di mare.
Dal tocco delle sue mani
forti e delicate assieme
che parlano, sfiorano, toccano
esplorano, conquistano.
Riconosco la mia compagna
dal dolce delle sue labbra
tenere morbide, sensuali
mentre si dischiudono come boccioli
alla prime luci dell'alba.


9. Anna.
Finalmente Anna  felice,  cos raggiante... 
Sono contenta per lei, ne ha passate un bel po', ma adesso  finalmente serena, con la sua
compagna.
Spesso siamo costrette a ricacciare in gola lacrime che non avrebbero ragione di rigare volti
innamorati. Ferite d'addii anche se rimarginate lasciano segni indelebili nell'animo, e tracce di profumi
di pelle possono frastornare un cuore tanto provato dai ricordi.
Non  stato facile per lei cercare di annullare un sentimento nel quale credeva ciecamente e che
ancora, nel suo cuore, cerca una motivazione valida.
La sua  stata una scelta coraggiosa, non poteva continuare a vivere un amore non corrisposto.
Doveva lasciarla libera di andare, non poteva continuare a soffrire, e del resto Angela non l'amava da
un pezzo. Doveva per forza dimenticarla. Indubbiamente  assurdo accettare l'idea che la propria
compagna possa innamorarsi di un'altra, ma succede, ed  amore anche la scelta di lasciarla andare.
Adesso Silvia ha un amore tutto suo.
 fuori dal silenzio, dal dolore, ha al suo fianco una persona che sapr darle affetto, sapr
comprenderla, riuscir a ridarle sorrisi, ma soprattutto sapr donarle amore. Amore 
Ci siamo passate tutte! Molte di noi hanno capitoli di vita di dolore e di sofferenza, non 
sempre facile dimenticare, e costa maledettamente ricominciare
Anna adesso sorride. E' agli inizi di un nuovo capitolo di vita. Dai Giulia, andiamo a trovarla.
Anna accoglie le amiche abbracciandole.
Chiacchiera, inizialmente di futili discorsi poi si lascia andare e comincia a parlare di s, libera
il cuore alle sue amiche.
Parla con tono sereno.
 successo tutto cos improvvisamente. Non credevo di riuscire ad innamorarmi ancora. Sono
stata male e per fortuna Monia mi  stata vicina. Eppure tutte le volte che ripensavo che la mia
compagna m'aveva lasciata perch innamorata di un'altra, soffrivo come un cane.
Angela innamorata di un'altra? Possibile accadesse proprio a me di provare un dolore cos
immenso? Possibile dovermi rassegnare a lasciarla andare... lei, la mia Angela innamorata di un'altra?
Quanto dolore ho provato, e quante volte mi sono sentita incapace d'affrontare da sola un
distacco cos crudele, ma cos'altro avrei potuto fare?
Era giusto lasciarla andar via ma tutto mi sembrava assurdo, difficile, inaccettabile,
inconcepibile, e nonostante lottassi con coraggio, rifiutavo la consapevolezza che Angela non avrebbe
mai pi fatto parte della mia vita. Perch proprio a me?
Quando l'amore finisce da una parte, basta solo che sparisca dal cuore di una delle due,  cos
cara amica. Non devi pi pensarci, adesso hai una persona che ti ama, ricomincia tutto daccapo.
Fino a qualche mese fa mi perdevo nel calore delle sue braccia, viveva con me, poi cominciai
ad intuire che non era pi la stessa, sapevo che aveva cominciato a frequentare un'altra, che si sentiva
presa da un'altra ed io soffrivo pene d'inferno. Era inferno perch sentivo proprio le fiamme ardenti
bruciarmi il cuore e le lacrime affogavano il coraggio di ribellarmi.
Mi chiedevo dov'erano andati a finire i nostri momenti d'amore, quel noi che bruciava la pelle,
quel noi in quel presente cos ferito ed oltraggiato.
Lei non mi amava pi, e maledivo Dio che aveva permesso m'innamorassi di lei, perch aveva
permesso l'alba di quel giorno, di quella nostra prima volta.
Dopo di lei non volevo pi amare, non volevo pi caderci... era riuscita a sconfiggermi. Il mio
amore per lei non esisteva pi perch presa da un altro amore, ed annegava in un mare d'oblio ci che
di nostro era stato vivo, era stato bello, era stata luce.
Quante volte avrei voluto risvegliare quell'Astolfo, pregandolo di recarsi ancora una voltai sulla
luna a riprendermi il 'senno'. Forse non avrei sofferto tanto per amore smarrito. Non riuscivo a
cancellarla dal cuore, e non potei dimenticarla fino a quando non incontrai lei, la mia compagna che ora
divide i miei momenti, il mio quotidiano.
Il dolore non ha nome, neanche spiegazione, non  razionale.
Ero disperata, in preda al panico e non riuscivo ad urlare la mia rabbia.
Tante volte la osservavo senza che se ne accorgesse, la vedevo sorridente, felice al telefono
quando parlava con l'altra, mentre il mio tormento era ignorato perch chi ama  sempre il pi debole, e
la forza del suo nuovo sentimento l'accecava a punto tale che continuava a ridere e scherzare con l'altra
anche in mia presenza.
Lei che fino a ieri era stata la mia compagna, la mia amante, la mia donna.
Desiderosa di approdare verso nuovi lidi si era lasciata trasportare dalle onde della sua passione
cos come precedentemente aveva fatto con me.
Per me aveva sollevato onde altissime, per poi lasciarmi naufragata a sprofondare nel dolore pi
cupo e pi scuro.
S, care amiche, posso sfogarmi adesso.
E' triste ricordare quel passato che sapeva del suo profumo, delle sue parole, di quel sogno di
primavera distratta, perch distratto sembrava inizialmente il nostro amore ed inconsapevole di quanta
gioia ci avrebbe rivestite, e di quanto dolore ci avrebbe poi investito.
Trascorse l'estate, s'affacci l'autunno, ma per me le stagioni erano solo una. Una sola ne
riconoscevo e vivevo: l'inverno, e gelarono i roseti, intirizzirono gli alberi e le foglie ingiallite,
strappate dalle folate di vento, caddero sull'asfalto.
Quando conobbi Angela i roseti erano in fiore, i rami degli alberi rinverdivano, c'era lei ed era amore. Allora mi voleva, allora ci credeva... mi voleva a tutti i costi... e  ci amammo, e fin.
Quanto tempo  passato?
Adesso  solo un nome, un tono di voce, un accento romano che risuona nella memoria, mentre
i suoi 'ti amo' si perdono nel ricordo e diventano lievi, solo sussurri, aliti di vento che il tempo sta portando via.
E' stata solo una illusione vissuta alle porte di una primavera, una primavera distratta dai primi sorrisi di peschi in fiore!
Non devi pensarci pi, adesso hai una compagna che ti ama e che, siamo certe, divider con te
anche il peso di questi ricordi che ti fanno ancora maleAnna sorride.
Sar qui a momenti,  una donna dolce ed eccezionale la mia Monia.
Mi  stata vicina anche se rifiutavo, inizialmente che s'innamorasse di me.
Le avevo scritto una lettera nella quale spiegavo i miei stati d'animo, i miei timori, la mia
ritrosia ad innamorarmi, e la conservo ancora, non ho mai avuto il coraggio di fargliela leggere...
eppure  grazie a lei se oggi ho ritrovato il mio sorriso.
Anna parlava del suo passato e le sue amiche l'ascoltavano attente, sentendosi parte integrante di quei trascorsi.
Erano felici che la loro amica ne parlasse spensieratamente senza pi lacrime.
Si trattennero ancora a chiacchierare raccontandosi le esperienze dell'una e dell'altra ma con tranquillit.
Anna era serena e questo bast a renderle appagate e felici.
Fu l'ora di andare e si abbracciarono con affetto promettendosi di rivedersi ancora.
Quando Anna si ritrov sola, tir fuori da un cassetto e rilesse con emozione quella lettera che aveva scritto alla sua compagna pochi giorni dopo che si erano incontrate e che non era mai stata capace di consegnarle.
'Non so cosa succeder nei giorni che vivr con te, ma voglio tu sappia quello che sento adesso.
Sento un'intensa emozione, se fosse un colore, sarebbe rosso. E' accaduto tutto cos improvvisamente,
mi sento come travolta da un ciclone, sei quell'uragano che ha divelto le basi della mia razionalit. Mi
sento trascinata da te in un turbinio di pensieri.
Quello che sento  qualcosa di indescrivibile, d'irrazionale mi coinvolge emotivamente ed anche
fisicamente, eppure mi spaventano tutte le incognite, gli interrogativi che non mi danno il tempo
necessario per riflettere, pensare, e decidere.
Ora ho una sola certezza, unica luce, come lo scoppiettio di un fal: non voglio farti soffrire, e
vorrei che tu non t'innamorassi di me.
Certo pu sembrare la solita frase scontata di quella che ha paura di mettersi in gioco.
Del resto, al momento, potrei offrirti solo i miei sentimenti vagabondi, e senza dimora, i miei
dubbi, le mie incertezze ed anche le mie contraddizioni. Devi innamorarti e amare chi potr offrirti
sogni da realizzare e desideri da concretizzare, e quella persona non posso essere io.
So a cosa starai pensando: che ognuna  libera di gestire la propria vita e pagarne eventualmente
le conseguenze, ma non voglio farti soffrire e non voglio soffrire io.
Sai bene quanto ho sofferto per l'abbandono da parte di una donna che credevo mai e poi mai
m'avrebbe lasciata. Cosa puoi sperare da questo cuore ora svuotato e disilluso?
So che sto bene con te, ma cosa potrei darti? Magari ti accorgerai che  stata solo una bella
parentesi anche se vissuta intensamente, che lascer indubbiamente un segno.
Vorrei poterti gridare che io ci sono, ci sar quando vorrai e quando potr, perch tutto quello
che ci ha unito non venga semplicemente riposto nei meandri della memoria, ma ho ancora troppa
paura d'amare.
Va per la tua strada, fa la tua vita, incontra altra gente.
Non ha senso bruciarsi le ali e soffrire inutilmente, ma non smettere di sognare.
Era tanto tempo che non scrivevo pi, ed avverto una sorta di stanchezza. Ma ho sentito la
necessit di scriverti ed avvicinare il mio cuore al tuo, per esprimerti l'affetto che nutro per te e che
giorno dopo giorno si fa sempre pi travolgente.
Butto gi i pensieri cos come mi vengono, senza chiedermi quanto posso ferirti.
Purtroppo ora non puoi cancellare il ricordo e il nome di lei che ancora mi fanno male, e mi
bruciano dentro.
Non voglio che ti pesino i miei ricordi poich per te comincio a provare emozioni che mai pi
credevo di essere capace di nutrire.
Ma se avremo voglia di camminare assieme, lascer che tu tenga stretta la mia mano perch voglio ancora crederci.
Ti voglio bene. Anna".
Le venne in mente della prima volta con Monia, del loro primo incontro, ed accanton l'idea che con lei potesse finire, che anche Monia potesse un giorno lasciarla.
Sorrise tra s e s, sentiva quel sentimento che le riempiva il cuore e annebbiarle la vista, ma
erano lacrime di gioia quelle che le scendevano lungo le guance.
Rigir quella triste lettera tra le mani, quella stessa lettera per cui avrebbe dato tutto se solo
fosse stata capace di farla leggere a Monia.
Cap che non sarebbe servito a nessuna delle due rinvangare quel passato tortuoso e di sofferenza.
Monia l'amava, e non l'avrebbe mai lasciata.
Rigir ancora quella lettera tra le mani, poi si diresse in cucina, prese un accendino e la bruci.
Anna si era liberata definitivamente del suo passato.
Guard l'orologio ed abbozz un sorriso pensando che da l a un'ora avrebbe fatto rientro a casa la sua amata.

Tu sei
Tu, evanescente quando vuoi,
sei tutto quanto non avr mai.
Irraggiungibile stella di un mondo
immenso, impenetrabile,
nel quale perdersi, specchiarsi,
inebriarsi, stordirsi,
vivere, ai limiti del tempo.
Tu, terrena quando vuoi esserlo
non m'impedisci di sognare ma
se potessi entreresti nei miei sogni e
ne segneresti i confini.
Plachi la mia istintivit
freni la mia impulsivit
ripeti cento, mille volte
Mi travolgi
e non t'accorgi che il mio amore
colora le tue parole
illumina i tuoi occhi
veste la tua tristezza.

L'amore
L'amore  il passaggio di un uragano
un arcobaleno dopo un temporale
un insieme d'attese e ritardi, ore di telefonate
cellulari che bruciano in mano, baci furtivi
spazi rubati, sguardi struggenti, disperati
tacite intese ed improvvise palpitazioni.
Il mio amore ha gli occhi chiari
azzurri come il cielo d'estate
grigi come il mare in tempesta
ma veste il colore della primavera
verde, rosso, giallo, arancio.
Veste raggi di sole
ed ha lo sguardo di chi, bambina
accarezza il sogno e gli tende la mano.

Io e te
Io tempo e nulla.
Ero solitudine.
Poi arrivasti tu.
Sole, pioggia,
freddo, caldo,
paura, emozione.
Tu nome
tu adesso,
tu qui.
Io e te
adesso noi.
Tutta la notte
Tutta la notte con te amore mio
abbracciate al nostro sentimento dolce
lieve e soffice come le nuvole.
Amore, per questa notte sii il mio raro amore
quello dei poeti, dei romanzieri
amore che fa tremare, esultare e dannare
che fa vivere e morire.
Permettiamo che una volta tanto
sia il tempo e non l'uomo a scrivere
la bruciante e maledetta parola fine!
Non lasciarmi sola, non lasciarmi adesso
e se sussurri 'per sempre'
per sempre sia quest'attimo di immensa felicit
che stiamo vivendo e che sto respirando con te
tra le tue braccia mentre il corpo mio cerca il tuo
le labbra tue cercano le mie, per unirci in quel bacio
che sta accompagnandoci alle soglie del paradiso.
Lascia che sia amore questa notte.

Arcobaleno...
Arcobaleno nei tuoi occhi
mi ha investita
mi ha coperta
colorata
illuminata
solleticata
mi ha fatto ridere
piangere
sperare
sognare
mi hai... amata.
Coming-out
Sogno ombre che si allungano
ombre di panni stesi al sole
sole..sole che asciuga
panni stesi asciutti
ombre di cotone
cotone che fila una bimba
filo filato
filo spinato
cancelli
oltre i cancelli
ombre di vita
s'allungano
sfilano
oltrepassano
s'assottigliano
spariscono.
Oltre l'ombra.
Dopo l'ombra.
Risveglio.
Tu accanto a me
mia donna, mia amante.
Il sole spunta.
Punge.
Fuori, fuori da qui!!
E la gente guarda.
Noi siamo sorrisi, noi siamo.
E la gente guarda.
Non siamo pi ombre.
...
.
...
FINE.